Racconti dell’aria
transizione energetica
31 Marzo 2026 - 17:13
La centrale di TVN
Civitavecchia è stata per anni il simbolo di una transizione energetica possibile. Una città che ha pagato un prezzo altissimo in termini ambientali, sanitari e sociali, ma che aveva finalmente intravisto un orizzonte diverso: la chiusura della centrale a carbone entro il 31 dicembre 2025 e l’avvio di una nuova stagione fondata su sostenibilità, innovazione e sviluppo pulito. Quel percorso non nasceva per caso. Era il frutto di un impegno politico preciso, portato avanti con determinazione da rappresentanti istituzionali, come il ministro Costa, l’assessore regionale Lombardi e i consiglieri regionali del territorio, primi tra tutti Devid Porrello e Gino De Paolis che avevano fatto della transizione energetica una priorità reale, non uno slogan. Civitavecchia era diventata un laboratorio nazionale, un punto di riferimento per dimostrare che cambiare modello era possibile. Oggi, invece, ci troviamo davanti a una scelta che sa di resa: la proroga al 2038 per il funzionamento delle centrali a carbone. Una decisione che non solo tradisce gli impegni presi, ma che certifica il fallimento di una visione strategica del Paese. Questa non è prudenza. È inerzia.
È la denuncia del gruppo territoriale del M5S. "Il governo ha progressivamente rallentato il percorso di decarbonizzazione, arrivando persino a mettere in discussione la necessità stessa della transizione energetica. Un atteggiamento che indebolisce l’Italia, rendendola più esposta alle crisi internazionali e alle oscillazioni dei mercati energetici. Altro che sovranità: continuare a puntare su fonti fossili significa restare dipendenti da dinamiche globali che non controlliamo - hanno spiegato - e mentre si frena sulle rinnovabili, si rilancia il dibattito sul nucleare come soluzione salvifica. Una prospettiva che appare più ideologica che concreta. Il nucleare, oltre ai tempi lunghissimi di realizzazione e ai costi elevatissimi, non garantisce affatto indipendenza energetica: l’Italia non dispone di risorse di uranio e sarebbe comunque costretta a importarlo, spostando semplicemente la dipendenza da un’altra parte. Nel frattempo, i territori come il nostro restano ostaggio di scelte calate dall’alto. Civitavecchia non può permettersi altri dodici anni di carbone. Non può continuare a essere sacrificata in nome di una transizione che viene continuamente rinviata. Non può vedere svanire un futuro che era stato costruito con fatica e visione. La verità è semplice: prorogare il carbone significa rinunciare al cambiamento e rimanere ancorati alle lobby energetiche. Significa perdere competitività, ritardare gli investimenti, scoraggiare l’innovazione. Significa, soprattutto, negare alle comunità locali il diritto di respirare aria più pulita e di costruire un’economia diversa. Per questo è necessario alzare la voce".
Secondo il M5S serve una presa di posizione netta, chiara, senza ambiguità. "Serve riportare al centro del dibattito nazionale il tema dell’indipendenza energetica vera, quella che si costruisce con le fonti rinnovabili, con l’efficienza energetica, con la capacità di produrre energia in modo sostenibile e diffuso. Civitavecchia aveva indicato la strada - hanno concluso - ora qualcuno ha deciso di cambiare direzione. Ma non è una scelta inevitabile. È una scelta politica. E come tale va contestata, contrastata e, se necessario, cambiata. Perché il futuro non può essere una proroga del passato".
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