Racconti dell'aria
L'analisi
24 Marzo 2026 - 21:54
Sette comuni su 60. Soltanto poco più dell'1% del totale dei paesi della Tuscia si è uniformato al coro regionale e nazionale che ha portato alla vittoria del No nella consultazione sulla riforma della giustizia.
Gli altri 53, anche laddove il governo locale è a trazione centrosinistra, hanno votato convintamente Sì spesso con distacchi percentuali rilevanti. Tanto per citarne alcuni dove il Sì ha di fatto doppiato il No basta leggere i dati di: Ischia di Castro 69,38% Sì contro 30,62% No; Marta 66,32% Sì e il No 33,68%; Monte Romano 65% Sì e 35% No; a Piansano 65,75% Sì batte il 34,25% No; Villa San Giovanni in Tuscia 61,67% Sì stoppa il 38,33% No.
Dati che testimoniano una presa di posizione netta, al cui confronto il risultato del 57,08% - il 42,92% ha votato No - registrato a Viterbo quasi sbiadisce.
Ma dove la vittoria del Sì, anche se di strettissima misura, fa più rumore è Canepina: 50,03% Sì, 49,97% No. Nel feudo panunziano, una delle roccaforti rosse della Tuscia, per un solo voto - 786 a 785 -, il Sì la spunta sul No. Il vicepresidente del consiglio regionale, Panunzi, a scrutinio concluso, si è precipitato a commentare con soddisfazione la vittoria nazionale del No, glissando su quanto accaduto nella sua cittadina.
Una “dimenticanza” rimarcata però dal consigliere Lorenzo Fanelli del movimento Civica per Canepina, il quale ritiene il risultato ottenuto «di portata storica» e «il simbolo plastico di un territorio che sta cambiando pelle».
Ma Panunzi non è l’unico big della politica deluso dalle scelte compiute nelle urne dai concittadini. Stessa sorte, anche se sul fronte del No, è toccata al responsabile organizzativo nazionale di Forza Italia Francesco Battistoni. La sua Proceno è infatti tra i sette Comuni del Viterbese dove il No è prevalso sul Sì, con il 54,18% No contro il 45,82% Sì. Circa 9 punti di divario che in voti si traduce rispettivamente in 136 a 115. Gli altri sei paesi che, a fronte del cambiamento che avrebbe comportato il referendum costituzionale, hanno scelto di mantenere lo status quo sono: Arlena di Castro 54,02% No, 45,98% Sì; Castiglione in Teverina 55,04% No contro 44,96% Sì; Farnese 50,63% No con il Sì 49,37%; Gradoli 51,03% No e 48,97% Sì; Onano 51,78% No si impone sul 48,22% Sì e infine Oriolo Romano 55,98% No contro 44,02% Sì.
Ciò che risalta dai dati scaturiti dalle urne è che la maggior parte dell'elettorato nella Tuscia ha votato più secondo coscienza che rispondendo eventuali logiche di appartenenza politica. Ne sono testimonianza i responsi di alcuni Comuni, amministrati dal centrosinistra, in cui a prevalere sono state le schede del Sì. A Montefiascone 61,12% Sì ha sbaragliato il 37,88% No, a Ronciglione 58,09% Sì contro 41,91% No, a Tarquinia 51,57% Sì contro il 48,43% No e a Vitorchiano 56,38% Sì mentre il No 43,62% si è fermato.
Risultati che, se dovessero essere analizzati con la lente della connotazione politica data da alcuni schieramenti alla riforma della giustizia, disegnerebbero una mappa, a livello di governo delle amministrazioni locali, fortemente diversa dall'attuale.
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