Ottimo Consiglio
02 Aprile 2026 - 16:07
20:11
(Adnkronos) - Un gruppo di artisti e curatori coinvolti nella mostra principale della Biennale Arte 2026 di Venezia, che aprirà al pubblico il 9 maggio, ha diffuso una lettera aperta “urgente” per protestare contro la partecipazione di Israele, Russia e Stati Uniti alla rassegna internazionale.
Il documento, firmato da circa 70 artisti – tra cui Alfredo Jaar, Tabita Rezaire, Pio Abad, Zoe Leonard e Galas Porras-Kim, come riporta l'Adnkronos - estende una precedente richiesta avanzata dal collettivo Art Not Genocide Alliance (Anga), includendo tutti i “regimi attualmente responsabili di crimini di guerra”, tra cui appunto Israele, Russia e Stati Uniti. Tra i firmatari figurano anche tre dei cinque curatori incaricati da Koyo Kouoh (la curatrice della Biennale Arte scomparsa improvvisamente nel maggio 2025) per realizzare la mostra principale “In Minor Keys”: Rasha Salti, Gabe Beckhurst Feijoo e Rory Tsapayi. Al centro delle critiche vi è la decisione della Biennale di Venezia di ospitare un padiglione nazionale israeliano all’Arsenale, dove sarà rappresentato dall’artista Belu-Simion Fainaru. La scelta consentirebbe a Israele di partecipare nonostante la ristrutturazione del suo padiglione permanente ai Giardini. Nella lettera si afferma che tale decisione è stata formalmente contestata il 13 marzo e si critica la posizione di “neutralità” adottata dall’istituzione veneziana. “Consentire la partecipazione di governi che stanno attivamente commettendo crimini di guerra, atrocità e genocidio non è neutralità”, si legge nel testo. In precedenza Fainaru aveva difeso il ruolo dell’arte come spazio di dialogo: “L’arte è un luogo per il confronto, non per l’esclusione”, ha dichiarato, sottolineando la necessità di superare le divisioni politiche e dare voce liberamente alle persone.
I firmatari sostengono inoltre che l’inserimento del padiglione israeliano all’Arsenale interferirebbe con la visione curatoriale della mostra principale e comporterebbe condizioni di “violenza e paura” legate alle misure di sicurezza necessarie.
Anche questa volta la Biennale presieduta da Pietrangelo Buttafuoco non ha commentato direttamente la lettera. Del resto, l'istituzione ha ribadito in precedenza più volte il proprio impegno per la “libertà artistica” e il rifiuto di qualsiasi forma di esclusione o censura.
Il dibattito si inserisce in un contesto già teso: la decisione di riammettere la Russia ha suscitato critiche internazionali e la minaccia da parte dell’Unione Europea di ritirare finanziamenti pari a 2 milioni di euro alla Biennale. Mosca si era ritirata dall’edizione 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina, in seguito alla quale la Biennale aveva dichiarato di non voler collaborare con soggetti legati ad atti di aggressione militare. Nella lettera, gli artisti richiamano proprio quella presa di posizione, sostenendo che gli stessi principi dovrebbero oggi valere anche per Israele, Russia e Stati Uniti. Gli Stati Uniti saranno rappresentati dallo scultore Alma Allen, mentre la Russia tornerà con una mostra collettiva che coinvolge oltre 50 giovani tra musicisti, poeti e filosofi.
Alcuni firmatari hanno scelto l’anonimato; tra le adesioni figurano anche collettivi e organizzazioni artistiche. Nel frattempo sarebbe ancora aperta l'istruttoria ordinata dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli, per accertare - sulla base della documentazione inviata da Venezia a Roma - che non siano state violate le sanzioni in vigore per l'allestimento del padiglione russo ai Giardini, che dovrebbe riaprire esclusivamente per pochi giorni, dal 6 all'8 maggio, in occasione della preview riservata alla stampa internazionale, per poi essere di nuovo chiuso dal 9 maggio al 22 novembre 2026 quando la Biennale potrà essere visitata dal pubblico. (di Paolo Martini)
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