Il Diario
15 Febbraio 2026 - 11:00
24 Febbraio 2026 - 02:50
Alla fine hanno prevalso il buonsenso e, soprattutto, la moral suasion della vicepresidente della Regione Lazio Roberta Angelilli, che nella sua prima uscita a Civitavecchia da commissario per la reindustrializzazione dell’area ha usato argomenti talmente convincenti da scalfire anche le certezze granitiche dell’assessore all’Urbanistica, il “sindaco aggiunto” Enzo D’Antò.
Così accade che, dopo aver respinto con sdegno in Consiglio comunale la mozione del gruppo consiliare di Fratelli d’Italia sull’adesione al Consorzio Industriale del Lazio, nei prossimi giorni il sindaco Marco Piendibene e la sua maggioranza si ritroveranno a discutere di nuovo lo stesso tema. Ma con una posizione diametralmente opposta rispetto a quella espressa appena poche settimane fa: non più scetticismo e diffidenza, bensì un’adesione “convinta” al Consorzio.
Una giravolta politica che racconta molto più di mille dichiarazioni ufficiali. In aula, al momento della bocciatura della mozione, si era parlato di rischi per la “sovranità” del Comune sul proprio territorio, di possibili cessioni di competenze urbanistiche, di necessità di garanzie preventive. Argomenti utilizzati con fermezza per giustificare un no netto, quasi identitario. Oggi, improvvisamente, quegli stessi timori sembrano dissolti. Evidentemente qualcuno, a livelli istituzionali ben più alti, ha chiarito che l’adesione al Consorzio non comporta alcuna espropriazione di poteri, ma rappresenta invece un passaggio strategico per agganciare le politiche di sviluppo regionale e nazionale.
Sicuramente avrà pesato anche la pressione delle associazioni imprenditoriali, da Unindustria a Federlazio, che da tempo chiedono al Comune di non perdere il treno dei finanziamenti e delle opportunità legate alla transizione industriale. Ma resta il dato politico: la partita, che segna un rilevante successo dal punto di vista politico per Fratelli d’Italia, è stata gestita malissimo dalla maggioranza giallorossoverde, ostaggio delle solite divergenze interne.
Lo si era capito chiaramente dagli interventi dei capigruppo consiliari al momento della bocciatura della mozione di Fratelli d’Italia. Nettissima la contrarietà di Avs, altrettanto chiara quella del M5S, molto più sfumata — e forse già orientata a un possibile ripensamento — la posizione del Pd. Una fotografia plastica di una coalizione unita più dalla necessità di vincere un ballottaggio che da una visione condivisa su sviluppo, industria e futuro della città.
Il copione, del resto, è simile a quello già visto sulla comunicazione sul biodigestore.
Ora il Consiglio comunale si troverà davanti a un passaggio delicato: votare convintamente ciò che poche settimane fa si è respinto con sdegno. Sarà interessante vedere con quali argomentazioni verrà spiegato ai cittadini questo cambio di rotta e, soprattutto, come verranno gestite le inevitabili tensioni dentro la maggioranza.
Perché una cosa è certa: il buonsenso può anche prevalere, ma quando arriva dopo tante incertezze e divisioni lascia comunque l’impressione di una guida politica che rincorre gli eventi più che governarli. E per una città che affronta la sfida della reindustrializzazione e del dopo carbone, non è esattamente il miglior viatico.
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