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OPERAZIONE ROCCACCIA
11 Aprile 2026 - 19:53
20:08
BLITZ DELLA FINANZA
TARQUINIA –
Non una semplice piazza di spaccio, ma una vera e propria "azienda" del crimine organizzato con precisione logistica e tecnologica. Emergono tutti i particolari circa la maxi operazione portata avanti dalla Guardia di Finanza Compagnia di Tarquinia, coordinata dal Comando provinciale della Guardia di Finanza di Viterbo. Un blitz che ha visto in azione oltre 100 militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Viterbo entrati in attività alle prime luci dell'alba. Gli uomini delle Fiamme gialle hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Civitavecchia, dottor Matteo Ferrante, smantellando, come anticipato nei giorni scorsi, un pericoloso gruppo criminale attivo tra Tarquinia e Santa Marinella

L’ordinanza e gli arresti
Il bilancio dell'operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia, parla di ben 9 misure cautelari personali: 8 soggetti sono finiti in carcere, mentre per un nono è stato disposto il divieto di dimora nella regione Lazio.
Gli indagati, di nazionalità italiana, marocchina, tunisina e algerina, sono accusati a vario titolo di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Le operazioni hanno interessato non solo il Viterbese, e il litorale romano, ma anche le province di Pisa, Milano e Grosseto, a testimonianza della ramificazione del gruppo.
Il "call center" dello spaccio
Le indagini, avviate nel novembre 2024 dai finanzieri del Nucleo Mobile di Tarquinia, hanno svelato un modus operandi sofisticato attraverso l’esecuzione di appostamenti, pedinamenti e indagini tecniche, scoprendo un sodalizio criminale composto da cittadini magrebini, dedito al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti del tipo hashish e cocaina all’interno dell’area boschiva in località “Roccaccia” a Tarquinia, con canale di approvvigionamento individuato nella provincia di Pisa. Il cuore pulsante dell’organizzazione era un "call center" con base in Toscana. Attraverso le principali app di messaggistica criptata, come WhatsApp e Telegram, i vertici del gruppo fornivano ai clienti i prezzi della sostanza e le coordinate geografiche esatte per raggiungere i pusher, nascosti nella fitta vegetazione della località “Roccaccia” a Tarquinia. Un sistema studiato per eludere i controlli, che trasformava il bosco in un market a cielo aperto dove la droga arrivava regolarmente attraverso canali di approvvigionamento individuati a Pisa e Grosseto.

La rete dei fiancheggiatori
L'inchiesta ha fatto luce anche su una fitta rete di supporto logistico composta da cittadini italiani. Questi "fiancheggiatori" fornivano al gruppo maghrebino alloggi, viveri e mezzi di trasporto per gli spostamenti tra le province, garantendo l'operatività costante della piazza di spaccio.
I numeri dell’inchiesta
Come già evidenziato, l’attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia, già attivamente coinvolta nella lotta al traffico di stupefacenti, ha permesso di creare un impianto probatorio solido a carico dei soggetti indagati ottenuto anche grazie, come detto, al monitoraggio di numerosi obiettivi, tra utenze telefoniche ed autovetture in uso agli indagati, anche con conseguente captazione ed analisi di oltre 3.000 conversazioni telefoniche ed ambientali, con l’analisi di oltre 1.600 ore di video riprese che ha consentito di documentare oltre 750 episodi di spaccio di sostanze stupefacenti, ricostruire forniture di sostanze stupefacenti, pari a circa 2 Kg di cocaina e circa 2 Kg. di hashish, trasportate a Tarquinia dalle province di Pisa e Grosseto.
I dati raccolti dalle Fiamme gialle delineano dunque un volume d’affari imponente:
750 episodi di spaccio documentati con prove video;
3.000 conversazioni intercettate (tra ambientali e telefoniche);
1.600 ore di video riprese che hanno incastrato gli indagati;
4 kg di droga ricostruiti nei flussi di fornitura (2 kg di cocaina e 2 kg di hashish).
Sequestri e arresti in flagranza
Nel corso delle indagini, inoltre, sono stati eseguiti oltre 30 riscontri investigativi, con conseguenti deferimenti all’Autorità Giudiziaria di 5 persone e la segnalazione di 25 soggetti alle rispettive Prefetture, nonché un arresto in flagranza di un soggetto successivamente condannato, per violazione dell’art. 73 D.P.R. 309/90.
L'operazione rappresenta un duro colpo al traffico illecito sul litorale laziale, confermando l'impegno della Guardia di finanza nel contrastare non solo lo spaccio "di strada", ma anche le strutture logistiche che permettono alle organizzazioni criminali di arricchirsi illegalmente.
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