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Biodigestore, il Comitato contro il maxi impianto chiama a raccolta il Pincio per l'appuntamento di Roma

Inviata una lettera a Sindaco, assessori e consiglieri comunali in vista del Consiglio metropolitano del 17 aprile a Palazzo Valentini

Biodigestore, la città scende in strada: protesta contro l’impianto da 120mila tonnellate

L'intervento di Riccardo Petrarolo durante il sit-in al Traiano

Il Comitato contro il biodigestore chiama a raccolta Palazzo del Pincio e tutto il Consiglio comunale per l’appuntamento di Roma. Il 17 aprile, a Palazzo Valentini, il Consiglio metropolitano discuterà infatti la questione dell’impianto proposto da Ambyenta Lazio a Civitavecchia, uno dei dossier più pesanti aperti sul territorio sul fronte ambientale e industriale. Ed è proprio in vista di quella data che i cittadini e le cittadine del comitato «Fermiamo il Biodigestore» hanno inviato una lettera al sindaco Marco Piendibene, agli assessori e a tutti i consiglieri comunali, chiedendo una presenza compatta delle istituzioni cittadine.

Il passaggio viene considerato decisivo perché, come si legge nella lettera, in quella sede sarà discussa la mozione, poi trasformata in ordine del giorno, presentata dai consiglieri metropolitani del territorio (Giancarlo Frascarelli e Antonio Giammusso) e finalizzata a chiedere alla Regione Lazio la revoca della determinazione autorizzativa per la realizzazione del biodigestore a Civitavecchia. Un atto che, agli occhi del comitato, può rappresentare un momento politico e istituzionale di forte rilievo dentro una battaglia che da tempo mobilita una parte importante della città.

Nella lettera il comitato non usa mezzi termini e definisce il progetto come una questione che solleva «gravi criticità ambientali e forti preoccupazioni per la tutela del territorio, della salute pubblica e della qualità della vita dei cittadini». Da qui la richiesta rivolta all’amministrazione comunale: essere presente a Roma con una delegazione ampia e visibile, capace di far pesare la voce della città in un passaggio che viene ritenuto tutt’altro che formale.

Il punto politico è tutto qui. Per il comitato, la presenza di sindaco, giunta e consiglieri sarebbe «fondamentale per esprimere e rappresentare la preoccupazione dell’intera collettività». Nella lettura dei firmatari, non è più il tempo delle prese di posizione generiche o degli allarmi lanciati a distanza. È il momento, piuttosto, di verificare se le istituzioni cittadine siano davvero disposte a sostenere fino in fondo la comunità su una vicenda che viene indicata come «determinante per il futuro del territorio e per la qualità della vita dei suoi abitanti».

La convocazione del 17 aprile arriva, non a caso, dopo settimane di tensione e mobilitazione attorno al biodigestore, in un clima cittadino già segnato da altri fronti aperti sul piano ambientale, urbanistico e infrastrutturale. Ed è proprio questo intreccio a dare più peso all’appuntamento romano: non solo una discussione tecnica dentro il Consiglio metropolitano, ma un banco di prova politico per misurare la compattezza del fronte civitavecchiese.

La chiusura della lettera è, di fatto, una sollecitazione pubblica alla responsabilità istituzionale. Il comitato dice di confidare nel «senso di responsabilità» degli amministratori e nella loro «partecipazione attiva». Tradotto: il 17 aprile, a Palazzo Valentini, Civitavecchia sarà chiamata a mostrarsi non soltanto preoccupata, ma presente.

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