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Racconti dell’aria
Tolfa
10 Aprile 2026 - 21:06
sharon carminelli
Il consiglio comunale di Tolfa ha approvato la mozione presentata dalla consigliera di opposizione Sharon Carminelli.
Al centro del dibattito, la ferma contrarietà al disegno di legge Bongiorno in materia di violenza sessuale, con particolare riferimento al delicato tema del consenso e del dissenso.
Il rischio di un arretramento storico sui diritti delle donne, secondo Carminelli, è reale: «La proposta legislativa attuale nasconde un’insidia pericolosa: il passaggio a una "cultura del dissenso" che rischierebbe di spostare l'onere probatorio sulla vittima».
«Significa chiamare la donna a dimostrare di aver esplicitamente dissentito», spiega la consigliera nel suo comunicato, sottolineando come questo paradigma possa scoraggiare le denunce per il timore di non essere credute o di subire un secondo trauma processuale.
Lo scontro in aula e il voto
Il dibattito ha evidenziato una profonda frattura politica e culturale. La maggioranza ha tentato di giustificare il proprio scetticismo sostenendo che l'istituzione di una commissione parlamentare rendesse superflua la presa di posizione locale. Tesi respinta con forza dalla proponente, convinta che proprio la fase di revisione del testo renda urgente un segnale dai territori.
«La maggioranza si è arrampicata su argomentazioni deboli nel tentativo di giustificare il voto contrario alla mozione - afferma la Carminelli - Tra queste, l’idea che la recente istituzione di una commissione parlamentare per rivedere il testo rendesse inutile una presa di posizione del consiglio comunale. Una tesi che ribalto con forza: proprio perché esiste oggi quella commissione, è necessario e urgente inviare un segnale politico chiaro. Quella commissione è il risultato delle mobilitazioni delle associazioni femministe e di tutte le persone che ogni giorno si battono contro la violenza sulle donne. Ignorarlo significa non comprendere il valore della pressione democratica ed essere alienati dalla realtà in cui viviamo».
La sindaca di Tolfa Stefania Bentivoglio ha difeso l'impianto del Ddl sottolineando l'inasprimento delle pene previste, ma la minoranza ha ribattuto che la severità delle sanzioni diventa irrilevante se si innalza la soglia probatoria a carico di chi subisce la violenza.
«La sindaca ha sostenuto che il disegno di legge, nel suo complesso, migliorerebbe la normativa vigente, ad esempio aumentando gli anni delle pene - spiega la Carminelli - Ma questo argomento non regge ed elude il tema centrale della mozione. Le pene, per quanto più severe, diventano irrilevanti se si alza la soglia probatoria a carico della vittima. Se una donna deve dimostrare il dissenso, il rischio è che non venga creduta. E sappiamo bene cosa questo comporta: molte vittime rinunciano a denunciare per vergogna, per il timore di affrontare un processo che diventa un secondo trauma o addirittura un capo d’imputazione, e anche per ragioni legate allo svantaggio economico.»
L'esito del voto di giovedì è stato emblematico. «I consiglieri uomini (ad eccezione di Tedesco) hanno votato contro la mozione. Le consigliere donne, compresa la sindaca, si sono astenute, mantenendo il minimo sindacale in fatto di dignità politica. Grazie ai voti favorevoli della minoranza, la mozione è stata comunque approvata. Un’approvazione che però non cancella l’amarezza. La maggioranza ha perso un’occasione per affermare con chiarezza un principio fondamentale: la tutela piena e concreta dei diritti delle donne. Un segnale che lascia intravedere logiche ancora legate a una cultura patriarcale o, peggio, a un disinteresse verso temi così cruciali. Questa amarezza è ancora più forte pensando al ruolo delle donne che siedono in consiglio: rappresentanti che avrebbero potuto – e dovuto – esprimere una posizione più netta.
«La battaglia per i diritti non si ferma qui. Continueremo a portarla avanti, dentro e fuori le istituzioni, con determinazione e responsabilità».
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