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Viterbo “perde” i reperti dell’Acquarossa per il degrado di Donna Olimpia

Dopo il sopralluogo la Soprintendenza ne dispone il trasferimento a Oriolo Romano

Viterbo “perde” i reperti dell’Acquarossa per il degrado di Donna Olimpia

I reperti archeologici provenienti dallo scavo dell’area dell’Acquarossa saranno messi in sicurezza a Oriolo Romano. Lo ha deciso la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale dopo il sopralluogo effettuato ieri presso palazzo Donna Olimpia a Viterbo.
Un sopralluogo finalizzato alla verifica dello stato di conservazione dei materiali archeologici provenienti dallo scavo dell’area dell’Acquarossa, nonché del complesso monumentale.
“Nel corso del sopralluogo - scrive la Soprintendenza in una nota - è stato accertato che il recente crollo di una porzione della copertura non ha interessato i locali destinati alla conservazione dei materiali archeologici; tuttavia, è stato rilevato lo stato di grave degrado e abbandono degli ambienti”. La Soprintendenza ha cercato quindi una soluzione.

“Preso atto - prosegue la nota - dell’indisponibilità da parte dell’amministrazione comunale a destinare nuovi spazi per il deposito dei materiali, la Soprintendenza sta attivando con la massima urgenza le procedure necessarie al trasferimento degli stessi presso i locali della soprintendenza a Oriolo Romano”.
La Soprintendenza spiega inoltre che “il trasferimento a Oriolo Romano, ormai improcrastinabile, rappresenta una misura necessaria al fine di garantire le adeguate condizioni di tutela, studio e conservazione dei materiali. Tale decisione si rende necessaria nonostante il forte legame storico tra la città di Viterbo e il sito dell’Acquarossa, che costituisce uno dei contesti archeologici di maggiore rilevanza del territorio”.
Il sito etrusco dell’Acquarossa, infatti, rappresenta uno dei più importanti complessi dell’Italia centrale, portato alla luce a partire dal 1966 grazie alle campagne di scavo condotte dall’Istituto svedese di studi classici a Roma.
“Tali indagini, protrattesi per oltre un decennio e svolte anche con la partecipazione del re di Svezia Gustavo VI Adolfo - ricorda ancora la Soprintendenza - hanno contribuito in maniera determinante al progresso degli studi sulla civiltà etrusca”.

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