Racconti dell’aria
CRONACA
31 Marzo 2026 - 20:49
Antonella Di Jelsi (Foto Adnkronos - Facebook)
Non si sarebbe trattato di un’intossicazione alimentare, bensì di un avvelenamento. A provocare la morte della madre e della figlia di Pietracatella (Campobasso) lo scorso Natale sarebbe stata la ricina, una sostanza estremamente tossica. L’esito è emerso dalle analisi condotte dal Maugeri di Pavia. Anche per questo motivo è stata richiesta una proroga di 30 giorni per completare gli accertamenti autoptici. A questo punto il procedimento è configurato come omicidio: resta da stabilire chi abbia somministrato il veleno alle due donne. Alla luce di questa svolta, la Procura di Campobasso ha aperto un nuovo fascicolo per duplice omicidio premeditato in relazione alla morte della quindicenne Sara Di Vita e della cinquantenne Antonella Di Ielsi, decedute a poche ore di distanza tra il 27 e il 28 dicembre 2025 all’ospedale Cardarelli di Campobasso. La Squadra mobile è ora al lavoro per individuare il responsabile e il movente. Tra i punti chiave dell’inchiesta, capire in che modo l’autore del delitto si sia procurato un agente tanto letale e come lo abbia somministrato, ipotesi che comprende anche eventuali canali illegali come il dark web.
La ricina è nota al grande pubblico per alcune rappresentazioni in serie televisive di genere crime. Per competenza territoriale, il fascicolo è stato trasferito dalla Procura di Campobasso a quella di Larino. L’indagine, al momento, è coordinata dal procuratore capo Elvira Antonelli, che dirige l’attività della Squadra mobile di Campobasso. Gli approfondimenti investigativi sono affidati al dirigente Marco Graziano.
Cos’è la ricina
La ricina è una potente tossina naturale contenuta nei semi del ricino (Ricinus communis). È altamente velenosa se ingerita, inalata o iniettata: inibisce la sintesi proteica delle cellule, provocandone la morte. I sintomi includono vomito, diarrea, convulsioni e insufficienza multiorgano, con esiti spesso fatali entro 3-5 giorni. Non esiste un antidoto specifico. Le nuove indagini dovranno chiarire chi se ne sia appropriato e con quali modalità l’abbia somministrata alle vittime.
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