Racconti dell'aria
dal medioriente
09 Marzo 2026 - 05:59
15:33
Da Civitavecchia al Mar Rosso, nel cuore di uno degli snodi logistici più importanti e strategici del Medio Oriente.
Da oltre un anno il civitavecchiese Marco Muci vive e lavora a Gedda, in Arabia Saudita, dove ricopre il ruolo di project manager presso la Saudi Logistics Academy.
Una scelta professionale maturata dopo un lungo percorso internazionale nel settore della logistica portuale e dei trasporti intermodali.
Prima di trasferirsi nella penisola arabica, Muci ha lavorato anche a Barcellona, è stato per oltre cinque anni Country Manager Italia per l'Escola Europea - Intermodal Transport, collaborando poi anche con MedPorts Association, realtà che riunisce operatori e porti del Mediterraneo.
Oggi la sua quotidianità si svolge sulle rive del Mar Rosso, nel principale porto saudita, in un contesto che nelle ultime settimane è inevitabilmente osservato con attenzione per le tensioni che attraversano l’area.

«Lavoro a Gedda, sul Mar Rosso, il porto più importante dell’Arabia Saudita – racconta al telefono – qui la situazione, per ora, è relativamente tranquilla».
Una calma che però convive con la consapevolezza di trovarsi in una regione dove gli equilibri geopolitici possono cambiare rapidamente.
Recentemente, spiega, alcuni traffici strategici sono stati spostati proprio su Gedda perché ritenuta più sicura rispetto ad altre aree.
«Da quando hanno trasferito qui parte dei traffici del petrolio – osserva – siamo un po’ più preoccupati. È un monitoraggio costante, perché la situazione è in continua evoluzione».
Nella zona nord-occidentale del Paese, dove si trova la città portuale, la vita quotidiana prosegue senza particolari stravolgimenti.
«Si lavora come prima – spiega – al momento la situazione è abbastanza tranquilla, soprattutto se guardiamo a quello che accade negli Stati confinanti, dove la tensione è molto più alta».
Il confronto con altri professionisti della logistica nella regione restituisce però un quadro molto variegato.

Al momento la situazione è abbastanza tranquilla, soprattutto se guardiamo a quello che accade negli Stati confinanti, dove la tensione è molto più alta
«Ho sentito alcuni colleghi che lavorano in Bahrein, Qatar ed Emirati: lì sono stati messi in smart working per via dell’allarme bombe», racconta.
A Gedda, invece, per ora le attività continuano normalmente, pur con la consapevolezza di vivere in un contesto delicato.
«Si cerca di andare avanti come sempre, per quanto possibile vedendo quello che accade intorno a noi», spiega.
Quanto all’ipotesi di un rientro in Italia, Muci preferisce mantenere prudenza.
«Al momento non è una priorità – dice, anche perché ci sono criticità nei voli e nello spazio aereo - stiamo monitorando costantemente la situazione e vedremo come evolverà. Potrebbe diventare un’eventualità o una necessità nelle prossime settimane».
E dal porto di Gedda, il giovane civitavecchiese osserva da vicino un quadrante del mondo dove commercio internazionale, energia e tensioni geopolitiche si incrociano ogni giorno.
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