Il caso
15 Maggio 2025 - 23:01
08 Dicembre 2025 - 01:12
«Solo 3 milioni e 500 mila euro, sono queste le risorse destinate ogni anno dalla Asl di Viterbo alla spesa per i servizi di prevenzione, salute e sicurezza sul lavoro». A dichiararlo è il segretario generale della Uil di Viterbo Giancarlo Turchetti.
È quanto emerge da un’analisi a campione su 83 dei 110 rendiconti di spesa delle Asl, condotta dal Servizio lavoro, coesione e territorio della Uil, diretto dalla Segretaria confederale Ivana Veronese.
«La Asl di Viterbo - spiega Turchetti - spende 3.492.033 di euro per i servizi di prevenzione, salute e sicurezza negli ambienti di lavoro (Spsal), con una incidenza dello 0,5% della spesa complessiva per i servizi di prevenzione. La spesa complessiva delle Asl del Lazio è di 38.430.864 euro, con un’incidenza dello 0,4%».
Stessa incidenza, solo lo 0,4%, si registra anche a livello nazionale, vale a dire 399 milioni di euro l’anno.
Gli Spsal sono dei servizi inseriti nel dipartimento di prevenzione delle Asl, con il compito di tutelare la salute e la sicurezza negli ambienti di lavoro.
Nati con la riforma che istituì il Servizio sanitario nazionale (Legge 833/78), ad oggi, sono normati con il Dlgs 502 del 1992 che ha definito i livelli essenziali di assistenza (Lea), cioè l’insieme delle prestazioni che vengono garantite dal sistema sanitario nazionale, a titolo gratuito o con partecipazione alla spesa. A seguito di questa riforma, il sistema dei Lea prevede che il 5% del Fondo sanitario nazionale sia destinato alla prevenzione collettiva e alla sanità pubblica, il 51% all’assistenza distrettuale e il 44% all’assistenza ospedaliera.
«Per la prevenzione collettiva e la sanità pubblica - dice Turchetti - non si spende abbastanza». Infatti, osservando i numeri dell’analisi dei rendiconti di spesa, si rileva che l’Azienda Sanitaria Trieste- Giuliano-Isontina destina agli Spasl l’1% del totale della spesa dell’azienda, la Asl di Benevento lo 0,9%, l’azienda del Molise lo 0,8%, le Asl di Potenza, Catanzaro, Piacenza, Toscana Centro e Toscana Sud Est lo 0,7%. Fanalini di coda le Asl Roma 1, Città di Torino, Brindisi, Marca Trevigiana che destinano soltanto lo 0,1% del proprio bilancio agli Spsal.
«Questi dati sono del tutto insoddisfacenti - sottolinea Turchetti-. Riflettono l’andamento lento nella spesa del Fondo sanitario nazionale, di cui, tra l’altro, andrebbero incrementate le risorse, adeguandole al rapporto tra spesa sanitaria e Pil dei paesi europei più industrializzati e vincolando una parte dell’aumento dei fondi alle misure in materia di salute e sicurezza. Ciò andrebbe anche incontro alle richieste delle regioni che, lo scorso anno, hanno presentato al governo un documento per richiedere un innalzamento dei livelli di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, incluso il rafforzamento degli organici dei servizi dei dipartimenti di prevenzione. Non ci stancheremo mai di ripeterlo - conclude infine Turchetti - Prevenire costa meno che curare. Occorre spendere di più e meglio per salvaguardare la vita sui luoghi di lavoro».
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