Racconti dell'aria
VASANELLO
12 Giugno 2024 - 16:11
24 Febbraio 2026 - 13:24
VASANELLO – Ricorre in questi giorni l’ottantesimo anniversario dell’omicidio dell’appuntato Sabatino Di Carlo, avvenuto nelle campagne di Vasanello. A ricordarlo è l’associazione nazionale Famiglie caduti e dispersi della Rsi. Il carabiniere, originario di Castel Sant’Angelo (Rieti), classe 1906, nel 1944 era in servizio al Distaccamento della Guardia nazionale repubblicana di Giove (Terni), e aveva abbandonato il paese tra l’11 e il 12 giugno 1944, all’atto della ritirata generale delle truppe della Repubblica sociale italiana e prima dell’occupazione britannica. Si era allontanato verso Roma, perché voleva raggiungere i parenti, sfuggendo alle ricerche di taluni facinorosi del paese i quali intendevano catturarlo per poi ucciderlo o consegnarlo alle truppe alleate, unicamente perché, quale Carabiniere, non si era dato alla macchia ma aveva seguitato a prestare servizio durante la Rsi. Dell’appuntato si persero le tracce e la moglie Angelina Laurenzi non ebbe più notizie fino al 9 ottobre 1944, quando furono rinvenute, in un bosco denominato “Piano della mora” (tenuta Palazzolo) dell’agro di Bassanello, l’attuale Vasanello, alcuni resti di ossa umane, oltre a pezzi di indumenti e scarpe da uomo ed altri oggetti più o meno rovinati dalle intemperie e dagli animali carnivori esistenti nel bosco. Più in là, fu rinvenuto un portafogli contenente carte varie e fotografie, nonché documenti e tessera di riconoscimento intestati all’appuntato dei carabinieri Di Carlo Sabatino. Un ulteriore macabro rinvenimento si ebbe nell’aprile 1946, nei pressi del bosco, dove erano stati rinvenuti i resti del Di Carlo. Qui fu trovato appeso al ramo di un albero un cranio che si ritenne fosse quello dell’appuntato, perché mancava fra le ossa rinvenute in precedenza. Le indagini dei carabinieri portarono all’identificazione e all’arresto di quattro partigiani comunisti di Giove e successivamente anche tre presunti mandanti dell’omicidio finirono in carcere. Ma durante il processo si sostenne che ad uccidere Di Carlo fossero stati i tedeschi in ritirata. Cosa impossibile perché le truppe germaniche erano distanti 60 chilometri da Vasanello, e gli Alleati avevano già occupato da alcuni giorni il paese. Addirittura, il brigadiere dei carabinieri reali, Alfredo Gazerro, datosi alla macchia, dal 10 giugno era rientrato in servizio procedendo alla riapertura della locale stazione dell’Arma. I presunti autori furono amnistiati e il nome di Sabatino Di Carlo venne impresso sul monumento dedicato alla memoria dei carabinieri caduti per la Resistenza, eretto al comando Legione di piazza del Popolo a Roma. «Questa è la storia di Sabatino Di Carlo come l’abbiamo ricostruita grazie ad attente ricerche effettuate nell’Archivio di stato di Viterbo – dichiarano dall’associazione nazionale Famiglie caduti e dispersi della Rsi – perché non si dimentichi il suo sacrificio per la patria e non si perda memoria di un crimine rimasto impunito».
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