Il fatto
14 Marzo 2024 - 22:51
23 Febbraio 2026 - 21:36
La Casa circondariale di Viterbo è stata intitolata alla memoria dell’agente di polizia penitenziaria Nicandro Izzo, in servizio nel carcere Poggioreale di Napoli che venne ucciso dalla camorra il 31 gennaio 1983.
A darne notizia è l’Associazione nazionale polizia penitenziaria, presieduta da Donato Capece.
Al termine del corso di formazione alla Scuola allievi di Cairo Montenotte , in provincia di Savona, Nicandro Izzo è stato assegnato alla casa lavoro di Gorgona. Nel 1969 è stato trasferito alla casa circondariale della Spezia e nel luglio del 1976 a quella di Napoli Poggioreale dove è rimasto fino al 31 gennaio del 1983, data della sua morte.
«Izzo lavorava al controllo e accettazione dei pacchi indirizzati ai detenuti, dove svolgeva con fermezza e rigore il proprio dovere, attenendosi sempre alle regole senza consentire in alcun modo il passaggio di oggetti vietati, pur sapendo che molti dei pacchi controllati erano destinati a boss della camorra» ricorda Donato Capece. Proprio per questa sua scrupolosa osservanza del regolamento fu condannato a morte dalla camorra.
Capece plaude al decreto firmato dal capo dell’amministrazione penitenziaria Giovanni Russo e ricorda che «tra i nobili scopi statutari dell’Associazione nazionale polizia penitenziaria vi è anche l'impegno di glorificare i caduti del corpo degli agenti di custodia e del corpo di polizia penitenziaria. Ricordare è importante e, purtroppo, nel nostro Paese continua a mancare una cultura della memoria. Le vittime del dovere - dice Capece - sono state troppo spesso dimenticate da questa società distratta, che brucia in fretta il ricordo del dolore di chi è stato colpito negli affetti più cari. Ben pochi coltivano la memoria di quanti sono caduti e tramandano alle generazioni future il loro patrimonio di valori morali, le loro certezze istituzionali, la loro fedeltà alle strutture democratiche. Sono rimasti i familiari ed i colleghi dei carabinieri, dei magistrati e dei poliziotti trucidati a ricordarli».
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