TARQUINIA – Da tempo era affetta da Cipo, pseudo ostruzione intestinale cronica, che la costringeva a vivere tra il letto di casa e quello di vari ospedali attaccata a macchinari che le garantivano di mantenere attive le condizioni vitali.
Ora la sua lunga battaglia è finita. La giovane tarquiniese Silvia Casanova, 27 anni, è morta a Viterbo. I funerali si terranno oggi a
Tarquinia alle 15,30 presso la chiesa Madonna dell’Ulivo.
Silvia da sempre ha trovato conforto nel sostegno dei famigliari, in primis del marito Andrea Tufarini e nella preghiera.
A dicembre 2021 aveva scritto una lettera a Papa Francesco e il santo padre le aveva risposto:“Nelle persone che ti vogliono bene c’è Gesù – le aveva scritto il santo padre - ti assicuro la mia preghiera ma tu non dimenticarti di pregare per me”.“Ho ricevuto una bellissima sorpresa da Papa Francesco, il mio sogno prima di andare via è di incontrarlo”, aveva detto Silvia che oltre alla missiva, dal Papa avevaricevutoanche alcuni rosari e immagini sacre.
“A Papa Francesco ho raccontato della brutta malattia neuro degenerativa incurabile, che sono allettata e ho fatto tantissimi interventi chirurgici da quando avevo 19 anni – aveva raccontato Silvia - Sono piena di tubi e flebo e ossigeno per sopravvivere, ma al fianco ho mio marito Andrea, che nel 2017 per assistermi ha dovuto lasciare il lavoro. Andrea l’ho conosciuto quando avevo 15 anni e lui 25. È una persona molto speciale e 2 anni fa abbiamo coronato il nostro sogno d’amore e ci siamo sposati, ed è stato per noi un giorno meraviglioso. Ringrazio ogni giorno Dio per avermi donato Andrea – dice Silvia – che mi sta vicino 24 ore su 24. È lui che mi gestisce flebo, stomie, tutti i drenaggi e tutto quello che ho”. “In tuo marito e nelle tante persone che ti sono vicine – aveva risposto Papa Francesco – cerca di vedere la presenza amorevole del Signore Gesù, che è la nostra speranza e la nostra consolazione, e che ci sostiene nel sopportare il peso della malattia..”.Ora Silvia ha finalmente smesso di soffrire e, come le hanno augurato tanti tarquiniesi, vola libera e leggera in cielo.
“Ha combattuto fino alla fine, ma il fisico non ha retto – dice il marito Andrea Tufarini che gli è stato vicino notte e giorno per tanti anni – Silvia era una donna speciale e aveva il dono di rimanere simpatica a chiunque la conoscesse. V
oglio far conoscere cos'è questa malattia, la Cipo – prosegue Andrea – non voglio che le sofferenze e le lotte di Silvia siano dimenticate in fretta. Non voglio che altri malati rimangano senza assistenza e debbano soffrire quello che ha sofferto lei. Grazie alle denunce pubbliche, all’aiuto di varie associazioni e dei giornalisti, siamo riusciti ad ottenere per Silvia 6 ore di assistenza giornaliera. Ma la giornata è fatta di 24 ore e lei aveva bisogno di ricevere un’assistenza costante e qualificata. Io dal 2017 l’ho assistita continuamente. Io ho dato tutto e lei ha dato tutto a me. Ci siamo sposati il 16 settembre del 2019, ma stiamo assieme da 13 anni. Stava scrivendo un libro – conclude – assieme a un suo insegnante, il professor Riccioni. E’ quasi pronto, la presentazione sarà l’occasione per parlare della malattia e di come sono trattati gli ammalati.”
AGGIORNAMENTO: In tanti per l’ultimo saluto a quella ragazza conosciuta da molti per la sua forza e tenacia. Ad officiare la cerimonia funebre c’era don Stefano Carlucci che ha voluto ricordare il sorriso che caratterizzava la bella Silvia, sempre più segnata dalla sofferenza e dal dolore. «
Silvia ci lascia in dono la sua serenità e il suo sorriso. Un sorriso che oggi incontra quello di Gesù -
ha detto don Stefano Carlucci - come Maria e Maddalena stavano presso la croce di Cristo, il marito Andrea, la madre, gli amici e i parenti stavano presso quella di Silvia».
A
i funerali presente anche Marzia Bertocchi, la vice presidente nazionale dell'associazione GIPsI ODV, che sostiene i malati e le loro famiglie."Non vogliamo più essere invisibili - dichiara al telefono la battagliera Marzia Bertocchi - in Italia certificati siamo circa 150. A questi vanno aggiunte quelle persone che non hanno ancora una diagnosi della malattia. Serve la ricerca, ma noi ammalati di Cipo siamo dimenticati da tutti."
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