(Adnkronos) - Il dilemma sulla natura pubblica o privata è il perno dell'inchiesta - coordinata dai pm Francesco Cajani e Alessandro Gobbis e dalla procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano - che, nel maggio 2024, aveva portato a diversi sequestri e a indagare sull'ex ad di Milano Cortina, Vincenzo Novari, sull’ex dirigente Massimiliano Zuco e sull'imprenditore Luca Tomassini per presunte irregolarità sugli appalti dei servizi digitali dei Giochi olimpici e paralimpici del 2026. Per la Procura lo schema era semplice: nella qualità di funzionari pubblici - in quanto legati a una fondazione che beneficia di risorse dello Stato e di enti locali - i due ex dirigenti avrebbero favorito le società di Tomassini (Vetrya, poi Quibyt) in cambio di soldi e beni. Nel luglio 2024, in vista del Riesame, la Procura - in una corposa memoria - aveva rimarcato come non c'è "alcun dubbio che fondazione" Milano-Cortina sia "stata istituita per soddisfare specificatamente esigenze di interesse generale, aventi carattere non industriale o commerciale, quali quelle relative alla organizzazione delle Olimpiadi invernali". La fondazione non può avere natura privatistica secondo i pm, dal momento che "beneficia della garanzia prestata dagli enti territoriali coinvolti nel programma olimpico e paraolimpico per la copertura del suo eventuale deficit di bilancio finale. E che, operando per previsione di legge 'senza finalità di lucro', vedrà i suoi eventuali ricavi destinati 'allo sviluppo del Movimento Olimpico e promozione dello sport in conformità con la Carta Olimpica'". Di opposto avviso le difese degli indagati e il governo Meloni che con un decreto aveva stabilito la natura privatistica della struttura. A luglio scorso, il Riesame pur confermando il sequestro preventivo effettuato dalla Guardia di finanza non aveva ritenuto di affrontare, vista la fase cautelare, il dilemma sulla natura (privata o pubblica) dell'ente e aveva riqualificato il reato in corruzione tra privati. Nel dicembre 2024, in un parere su un'altra questione l’Anac (Autorità nazionale anti corruzione) aveva ritenuto che la fondazione Milano-Cortina 2026 apparisse organismo di diritto pubblico anche dopo il decreto legge del governo. Ora la parola sulla questione e sulla sorte dei sette indagati passa alla giudice Patrizia Nobile e forse alla Consulta.
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