CIVITAVECCHIA – Prosegue il dialogo istituzionale tra il Comune di Genova e il Comune di Civitavecchia sul tema della tassa d’imbarco dei crocieristi. Dopo un primo confronto, avvenuto prima della fine dell’anno e già rivelatosi proficuo, il 13 gennaio il vicesindaco di Genova Alessandro Terrile (con delega al rapporto Città-Porto e al Bilancio) e il Sindaco di Civitavecchia, Marco Piendibene, si sono nuovamente sentiti, consolidando un percorso condiviso e gettando le basi operative per il lavoro da mettere in campo nelle prossime settimane.

«La tassa d’imbarco – spiegano le due amministrazioni – rappresenta oggi uno strumento applicato in modo disomogeneo sul territorio nazionale, previsto solo in alcuni casi e regolato da norme non unificate, con il risultato di generare disparità evidenti tra i Comuni portuali. Una condizione che penalizza soprattutto città come Genova e Civitavecchia, che ogni anno gestiscono flussi molto elevati di passeggeri, con impatti significativi in termini di mobilità, pressione sui servizi pubblici, gestione dei flussi e costi ambientali, senza che a questo corrisponda un riconoscimento economico adeguato per le comunità locali».

Nel confronto, le due amministrazioni hanno concordato di dare forma a una piattaforma comune, a partire dai dati e dalle motivazioni contenute nella delibera di bilancio con cui il Comune di Genova ha introdotto una tassa di imbarco per i passeggeri. Un atto che mette a fuoco una criticità condivisa da molte città portuali: l’elevato numero di persone che attraversano la città e utilizzano servizi e infrastrutture (trasporti, viabilità, decoro urbano, sicurezza, pulizia e gestione dei picchi di afflusso) senza che tale passaggio produca ricadute economiche proporzionate sul territorio. Ne deriva un nocumento concreto per i Comuni, chiamati a sostenere costi organizzativi e gestionali che, nell’attuale quadro normativo, non trovano un ristoro certo e stabile.

Il passo compiuto da Genova viene considerato, in questa prospettiva, un avanzamento importante. Proprio per questo, Genova e Civitavecchia ritengono ora necessario portare la vertenza su scala nazionale, promuovendo un percorso che coinvolga tutti i porti italiani e le associazioni istituzionali, con l’obiettivo di giungere a una disciplina nazionale chiara, equa e uniforme.

Genova, primo porto d’Italia, e Civitavecchia, porto core e primo porto crocieristico del Mediterraneo, intendono promuovere un’iniziativa congiunta insieme ad ANCI, estendendo il confronto a tutte le città portuali interessate, per studiare le soluzioni legislative in grado di introdurre una norma nazionale sulla tassa d’imbarco e di garantire ai Comuni un giusto riconoscimento dei costi sostenuti.

A breve è prevista una call tra Genova, Civitavecchia e ANCI per avviare formalmente l’interlocuzione e definire i primi passaggi operativi. L’obiettivo condiviso è che possa essere introdotta una disposizione capace di superare l’attuale frammentazione e di riconoscere il ruolo strategico delle città portuali, consentendo di reinvestire le risorse in tutela ambientale, qualità urbana, servizi pubblici e gestione sostenibile dei flussi turistici.

Una normativa nazionale sulla tassa d’imbarco non rappresenterebbe soltanto un elemento di equità tra territori, ma anche uno strumento concreto per accompagnare lo sviluppo del turismo crocieristico in modo più ordinato e sostenibile, nell’interesse delle comunità locali e del sistema Paese.