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L’AMICIZIA TRA DUE ESERCITI D’ECCELLENZA

I pracinhas in Italia: la storia poco raccontata dei brasiliani che combatterono sugli Appennini

Dalle spiagge del Brasile alle montagne della Toscana: nel 1944 la Força Expedicionária Brasileira ha combattuto fianco a fianco con gli Alleati, liberando borghi, conquistando posizioni strategiche e scrivendo una pagina poco conosciuta della Campagna d’Italia.

Soldati FEB in azione

Immagine della resa di un generale tedesco alle truppe della FEB

Nell’autunno del 1944, mentre la Seconda guerra mondiale infuriava in tutta Europa, sulle montagne della Toscana e dell’Appennino settentrionale si combatteva una battaglia spesso dimenticata. Tra le truppe alleate che avanzavano lentamente verso nord c’era anche un contingente proveniente dall’altra parte dell’Atlantico: la Força Expedicionária Brasileira, la FEB. I soldati brasiliani, soprannominati affettuosamente pracinhas, avrebbero scritto una pagina sorprendente della storia militare del Novecento.
LA GUERRA CHE ARRIVA IN ITALIA
Il teatro delle operazioni nel Mediterraneo era guidato dal maresciallo britannico Harold Alexander, al comando di un complesso dispositivo militare internazionale. Sotto la sua direzione operavano due grandi forze: l’VIII Armata britannica del generale Bernard Montgomery e la V Armata statunitense guidata dal generale Mark Clark.

Era una macchina bellica imponente, suddivisa in corpi d’armata e divisioni provenienti da ogni angolo del mondo. Accanto agli americani e ai britannici combattevano canadesi, polacchi della Polonia libera, indiani, sudafricani e neozelandesi. In totale, ventidue divisioni alleate impegnate sul fronte italiano.
Tra loro, dal 5 agosto 1944, comparve anche la FEB, aggregata alla V Armata e successivamente al IV Corpo d’Armata. L’arrivo dei brasiliani segnò un momento simbolico: per la prima volta truppe del Brasile entravano in azione sul suolo europeo.
I SOLDATI VENUTI DAL BRASILE
L’ossatura della forza brasiliana era la 1ª Divisione di Fanteria di Spedizione (1ª DIE), comandata dal generale João Baptista Mascarenhas de Moraes. A supportarla operava una struttura militare completa: reggimenti di fanteria guidati dal generale Zenóbio da Costa, artiglieria sotto il comando del generale Cordeiro de Farias, unità del genio, ricognizione, sanità e trasmissioni.
Ma la FEB non era solo un’unità militare. Era anche uno specchio della società brasiliana dell’epoca. Tra le sue fila combattevano uomini di origini etniche diverse, uniti senza segregazione razziale. In un’epoca in cui molte armate alleate mantenevano unità separate per colore della pelle, i pracinhas rappresentavano una rara eccezione: una forza multietnica integrata.
Un’altra presenza significativa era quella femminile. Nel Battaglione Sanità operarono infermiere e volontarie che svolsero un lavoro spesso invisibile ma fondamentale, assistendo i feriti e contribuendo alla sopravvivenza di centinaia di soldati. Il loro impegno fu riconosciuto dagli stessi comandanti alleati.
L’INGRESSO IN BATTAGLIA
Le operazioni militari della FEB iniziarono ufficialmente il 13 settembre 1944, quando il distaccamento brasiliano venne subordinato al IV Corpo d’Armata. Due giorni dopo, i soldati sudamericani presero posizione in prima linea, sostituendo unità statunitensi della Task Force 45 e della 1ª Divisione Blindata.
Il battesimo del fuoco arrivò quasi subito. Il 16 settembre i brasiliani conquistarono Massarosa, in provincia di Lucca. Era solo l’inizio.
Pochi giorni dopo cadde Camaiore, e il 26 settembre i pracinhas riuscirono a impadronirsi di Monte Prano, una posizione strategica lungo il fronte. Combattere su quelle montagne non era facile: pioggia, fango e un terreno accidentato rendevano ogni avanzata lenta e pericolosa.
Eppure la FEB continuò a spingere verso nord.
LA LIBERAZIONE DEI BORGHI TOSCANI
Alla fine di settembre le avanguardie brasiliane raggiunsero la linea Stazzema–Fornoli, liberando durante l’avanzata i centri di Pescaglia e Borgo a Mozzano.
All’inizio di ottobre il distaccamento brasiliano liberò anche Ghivizzano e Bolognana, mentre il 6 ottobre conquistò Coreglia Antelminelli e Fornaci di Barga, dove si trovava una importante fabbrica di munizioni fondata nel 1915 dall’industriale Luigi Orlando.
La marcia proseguì: pattuglie della FEB entrarono senza resistenza a Gallicano e Fabbriche di Vergemoli.
L’11 ottobre 1944 cadde Barga, mentre il 24 ottobre venne occupata Sommocolonia. Erano piccoli centri, spesso dimenticati dalle grandi narrazioni della guerra, ma fondamentali per controllare le vallate e le strade che attraversavano gli Appennini.
VERSO LA LINEA GOTICA
Dopo queste conquiste iniziali, il comando alleato decise di spostare il contingente brasiliano verso un settore ancora più duro del fronte: la valle del Reno, nel cuore dell’Appennino.
Il 10 novembre 1944, con la divisione ormai al completo, la FEB prese posizione nella nuova area operativa. La missione era chiara e difficile: scacciare le truppe tedesche dalle montagne settentrionali.
Dalle loro postazioni fortificate, i tedeschi controllavano le valli con l’artiglieria e rallentavano l’avanzata alleata verso la Pianura Padana.
Sarebbe stata una battaglia lunga, combattuta tra neve, boschi e creste montuose.
UN CAPITOLO DIMENTICATO DELLA GUERRA
La storia della Forza di Spedizione Brasiliana in Italia è ancora oggi poco conosciuta fuori dal Brasile e da alcune regioni italiane. Eppure quei soldati arrivati dall’altra parte dell’Atlantico contribuirono in modo decisivo alla liberazione di molte comunità dell’Appennino.
Erano giovani contadini, operai e studenti che non avevano mai visto l’Europa prima della guerra. Si trovarono improvvisamente a combattere tra montagne lontane da casa, parlando una lingua diversa e affrontando un clima rigido a cui non erano abituati.
UN SEGNO PROFONDO
Nei piccoli paesi toscani ed emiliani, ancora oggi, il ricordo dei pracinhas brasiliani sopravvive nelle lapidi, nei monumenti e nella memoria di chi racconta la liberazione.
Una storia di guerra, certo. Ma anche una storia di incontro tra popoli, solidarietà e coraggio arrivato da molto lontano.
* Um trabalho de pesquisa histórica, apoiado por evidências objetivas, leva-nos a considerar o Exército Brasileiro historicamente ligado ao Exército Italiano, desde os tempos da Segunda Guerra Mundial. Duas realidades distantes que, no entanto, compartilham valores autênticos, inspirados na cooperação internacional e na paz. Não é incomum encontrar na Itália vestígios de combatentes da Força Armada Brasileira tombados em batalha por um ideal elevado: jovens estrangeiros que deixaram suas famílias no Brasil e chegaram à Itália para sacrificar suas vidas em uma guerra devastadora.
Os tempos, felizmente, mudaram, assim como as exigências operacionais. Ainda assim, entre o Exército Italiano e o Exército Brasileiro permanece viva uma chama: a da cooperação, alimentada diariamente por cadeias de comando preparadas e sensíveis tanto à história quanto às necessidades da vida contemporânea. Nesse contexto, o adido militar da Embaixada do Brasil na Itália desempenha um papel determinante: valorizar e promover todas as iniciativas capazes de conferir prestígio ao Exército Brasileiro e, ao mesmo tempo, construir pontes com a Força Armada Italiana, em uma perspectiva de colaboração em escala global, não é tarefa trivial.
Uma amizade autêntica entre duas excelências militares e, por consequência, entre dois países — Itália e Brasil — só pode ser saudada positivamente e divulgada por este órgão de informação sem qualquer hesitação. Com o compromisso de prosseguir por este caminho editorial, dando visibilidade a uma sinergia de paz e cooperação tão relevante quanto necessária em uma época em que, em escala mundial, não faltam conflitos entre os povos .

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