25 Febbraio 2026 - 05:01
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(Adnkronos) -
"L'Iran non avrà mai un'arma nucleare. Non lo permetterò". E' la linea rossa che Donald Trump traccia nel discorso sullo Stato dell'Unione pronunciato oggi, 25 febbraio. Il presidente degli Stati Uniti dedica all'Iran gran parte del capitolo relativo alla politica estera. Domani, in Svizzera riprende il dialogo tra gli inviati di Washington - Steve Witkoff e Jared Kushner - e la delegazione di Teheran. Il nodo è rappresentato dal programma nucleare iraniano, sullo sfondo rimane l'opzione di un intervento militare degli Usa.
"Non esiterò a fronteggiare le minacce all'America ovunque sia necessario. Per questo lo scorso anno abbiamo distrutto il programma nucleare iraniano con l'operazione Midnight Hammer. Il regime iraniano e suoi proxy non hanno fatto che diffondere terrorismo, morte, odio. Hanno ucciso migliaia di soldati americani e milioni di persone", dice Trump.
"Sono persone terribili, hanno già sviluppato missili che possono minacciare l'Europa e le nostre basi Oltreoceano. E stanno lavorando per costruire missili che presto raggiungeranno gli Stati Uniti", aggiunge Trump. "Dopo l'operazione Midnight Hammer sono stati avvertiti, non devono più tentare di ricostruire il programma nucleare. Eppure continuano, ricominciando tutto da capo. In questo momento, stanno di nuovo perseguendo le loro sinistre ambizioni", afferma il presidente, mentre Teheran ribadisce che l'obiettivo del programma non sarebbe la produzione di armi atomiche.
"Stiamo trattando: vogliono un accordo, ma non abbiamo ancora sentito le parole segrete... 'non avremo mai un'arma nucleare'", dice Trump facendo il punto sui negoziati alla vigilia del nuovo round. "Io preferisco risolvere il problema con la diplomazia, ma una cosa è certa. Non consentirò mai allo sponsor numero 1 del terrorismo di avere un'arma nucleare, non posso permettere che accada", afferma senza però fornire dettagli sull'azione che verrebbe intrapresa.
I media americani, negli ultimi giorni, fanno riferimento a diverse opzioni. Gli Stati Uniti potrebbero effettuare un attacco 'preliminare', seguito eventualmente da un'azione massiccia più estesa, con potenziali conseguenze anche sulla stabilità del regime. Nell'amministrazione americana, però, non mancano posizioni più prudenti: il vicepresidente JD Vance non sarebbe convinto dell'opportunità di un attacco e il generale Dan Caine, capo degli Stati maggiori, avrebbe prospettato a Trump i rischi connessi ad una simile azione: gli Usa rischierebbero perdite umane e dovrebbero 'spremere' il proprio arsenale già condizionato dagli sforzi compiuti per aiutare Israele e dalla vendita di armi ai partner dell'Ucraina.
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