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Biodigestore, Mecozzi e Costantini: "Il Comune si costituisca contro la proroga"

I consiglieri del Polo democratico/Lista Grasso fanno riferimento ad un ricorso avviato alla fine del 2025

Biodigestore, Mecozzi e Costantini: "Il Comune si costituisca contro la proroga"

CIVITAVECCHIA - C’è una nuova possibilità di contrastare il biodigestore? Così sembrerebbe. A sostenerlo sono i consiglieri comunali del Polo Democratico/Lista Grasso, Mirko Mecozzi e Nora Costantini, che accendono i riflettori sul nuovo ricorso pendente davanti al TAR Lazio e sul percorso amministrativo avviato verso la fine del 2025. È su questo fronte che, secondo i due esponenti di opposizione, si apre uno spazio concreto di intervento per il Comune di Civitavecchia.

Il contenzioso riguarda la posizione della Regione Lazio sulla proroga dei termini di inizio e fine lavori dell’impianto di produzione di biometano in località Monna Felicita, proposto dalla società Ambyenta Lazio. La Regione ha ritenuto che la proroga automatica di 36 mesi prevista dalla normativa emergenziale non si estenda automaticamente al PAUR (Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale), confermandone l’efficacia fino al 9 dicembre 2027 e richiedendo, per eventuali estensioni, una specifica istanza corredata da documentazione aggiornata. Di diverso avviso la società, che ha impugnato la posizione regionale davanti al TAR Lazio, sostenendo che la proroga si applichi automaticamente anche a PAUR, VIA e AIA, senza necessità di una nuova istruttoria ambientale. «È su questo specifico profilo che oggi si gioca la partita amministrativa e giuridica», osservano Mecozzi e Costantini.

Alla luce di questo quadro, i due consiglieri ritengono che il Comune abbia «pieno titolo e legittimazione a costituirsi nel giudizio promosso da Ambyenta contro la Regione, sostenendo la tesi di quest’ultima. Un intervento coerente in sede processuale è il naturale complemento delle dichiarazioni pubbliche di contrarietà all’impianto espresse nelle assemblee cittadine. Se si afferma una posizione politica, occorre tradurla in atti amministrativi conseguenti».

Da qui la richiesta formale: che l’amministrazione si costituisca nel giudizio pendente, ove non lo abbia già fatto, aderendo alla posizione della Regione e contestando formalmente la richiesta di proroga avanzata dalla società. «Solo così si tutela davvero il territorio», affermano.

La vicenda, come ricostruito dai due consiglieri, affonda le radici nei mesi scorsi, quando attorno al progetto si è generata, secondo i consiglieri, «una narrazione confusa e spesso parziale». L’impianto prevede la digestione anaerobica della FORSU per la produzione di biometano e compost. Nel 2022 il progetto ha ottenuto, nell’ambito del PAUR, tutti i titoli necessari: VIA, AIA e Autorizzazione Unica. Il provvedimento è stato rilasciato con determinazione regionale del 25 novembre 2022, con efficacia quinquennale.

Il Comune di Civitavecchia aveva impugnato VIA, AIA e PAUR. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili dal TAR Lazio e successivamente respinti dal Consiglio di Stato nel dicembre 2025, chiudendo quella fase del contenzioso.

Il nodo attuale riguarda esclusivamente la proroga dei termini. Sul punto si è registrata anche una divergenza istituzionale: la Città Metropolitana di Roma Capitale ha infatti riconosciuto la proroga automatica dell’Autorizzazione Unica, fissando l’inizio lavori al 25 novembre 2028. La Regione Lazio, invece, ha mantenuto una posizione più restrittiva.

Dopo anni di pressione ambientale e industriale, concludono Mecozzi e Costantini, «il territorio di Civitavecchia merita chiarezza, coerenza e responsabilità istituzionale».

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