l'almanacco civitavecchiese
il salvataggio
14 Marzo 2026 - 20:43
Uno dei precedenti sbarchi della Life support a Civitavecchia
Novantotto persone soccorse in mare, tra cui nove minori e dodici donne, e più di 500 miglia nautiche da percorrere prima di arrivare a Civitavecchia. Il nuovo caso si apre nel Mediterraneo centrale e riporta il porto cittadino dentro la linea dei soccorsi. La Life Support, nave di ricerca e soccorso di Emergency, ha effettuato venerdì 13 marzo due operazioni nella zona Sar libica: la prima al mattino, con 41 persone recuperate da un gommone alla deriva; la seconda in serata, conclusa alle 20.55, con altre 57 persone tratte in salvo da un gommone grigio sovraffollato.

A bordo, secondo quanto riferito da Emergency, ci sono persone partite da Garabulli alle 4 del mattino del 13 marzo e provenienti da Nigeria, Guinea-Bissau, Biafra, Senegal, Sud Sudan, Guinea Conakry, Gambia e Sudan. Nel secondo salvataggio sono stati soccorsi 45 uomini, tra cui 4 minori non accompagnati e 2 minori accompagnati, e 12 donne, fra cui una minore non accompagnata e due minori accompagnate. Tutti i naufraghi sono assistiti dal personale della nave.

Il punto più delicato, adesso, è il trasferimento verso il porto assegnato. Emergency osserva che «l’assegnazione di un porto così lontano obbliga le 98 persone a bordo, già provate da un viaggio difficile e in condizioni di estrema fragilità fisica e psicologica, a trascorrere altri giorni in mare, ritardando il loro accesso ai servizi essenziali». La Life Support è alla sua 41esima missione nel Mediterraneo centrale e, dal dicembre 2022, ha soccorso complessivamente 3.346 persone.
Per Civitavecchia, se l’approdo verrà confermato, sarebbe il primo sbarco del 2026. L’ultimo precedente effettivo rintracciabile nelle cronache locali risale al 3 dicembre 2025, quando alla banchina 32 attraccò la Aita Mari con 26 persone a bordo, tra cui 14 minori, una bambina di 6 mesi e una donna incinta al settimo mese. Le operazioni si svolsero senza particolari criticità, con l’attivazione della macchina dell’accoglienza in porto e il successivo trasferimento degli adulti nei centri individuati dalla Prefettura, mentre i minori furono presi in carico dai servizi sociali.
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