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La Perla del Tirreno dopo circa quattro secoli è tornata a festeggiare la sua santa patrona

Il professor Livio Spinelli ha scritto un volume di 450 pagine

La Perla del Tirreno dopo circa quattro secoli è tornata a festeggiare la sua santa patrona

SANTA MARINELLA – “La Perla del Tirreno, dopo circa quattro secoli, è tornata a festeggiare la sua Santa Patrona o come sentii dire in Libano, la nostra Santa Matrona, oggi nostra compatrona assieme a San Giuseppe”. A parlare è l’esperto di storia santamarinellese, il professor Livio Spinelli. “Secondo il martirologio romano – prosegue il professore - si festeggia la patrona oggi, e il 17 luglio invece la traslazione delle sue reliquie da Costantinopoli a Venezia, dove la Santa divenne compatrona minore insieme a San Marco. Le notizie della sua vita sono chiamate legenda. Nella chiesa, infatti, si raccoglievano le gesta dei Santi, trascritte per essere di esempio a tutti i cristiani e venivano lette durante la messa, perciò si chiamavano legende, perché dovevano essere lette. A Venezia l'altare di questa santa è meta di pellegrini provenienti da tutto il mondo, in particolare dalle località dell'Italia centro meridionale, dove è ancora venerata”. “A Santa Marinella - racconta Livio Spinelli autore di un volume di 450 pagine in attesa di pubblicazione - il suo culto fu introdotto intorno all’anno mille, da una comunità di monaci basiliani, provenienti dal Medio Oriente. Nel Medioevo, con lo spopolamento dell'Agro Romano se ne perse la memoria. Solo alcuni decenni fa iniziarono le ricerche, quando mio padre Ettore chiese al dott. Silvio Caratelli, Sindaco di Santa Marinella del perché festeggiamo San Giuseppe invece di Santa Marina. Quelle ricerche furono da me proseguite finchè riuscii a risalire al luogo d’origine di Santa Marina, sul Monte Libano, nella grotta e nel Monastero di Qannobine, e il cui corpo incorrotto fu traslato a Venezia, ove tutt’oggi si trova in un’urna di cristallo, nella chiesa di S.Maria Formosa. Marina era nata a Qalamoun nel Nord del Libano. Suo padre Eugenio era un pio uomo. Sua madre morì quando Marina era molto piccola. Ciò indusse il padre a rinunciare al mondo per ritirarsi nel Monastero di Qannoubine nella Valle Santa Qadisha, accompagnato dalla figlia, che vestì da maschio, introdotta ai monaci col nome di Marino. La giovane si dedicò alla pratica delle virtù monastiche con massima spiritualità e precisione. Marino perseverò nella sua opera ascetica fino alla morte quando i segni del suo volto brillavano di luce divina. Grande lo stupore dei monaci quando, nel preparare il corpo per la sepoltura, quando scoprirono che Marino era una donna”.

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