Racconti dell’aria
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Ottimo Consiglio
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05 Marzo 2026 - 22:35
Civitavecchia si conferma leader delle crociere nel Mediterraneo, ma la sfida ora è far sì che questa crescita si traduca in benefici concreti per la città. È il messaggio lanciato dal presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, Raffaele Latrofa, ospite della trasmissione “Network”, intervistato dalla giornalista Maria Cristina Gazzellini.
A pochi mesi dal suo insediamento, Latrofa ha tracciato un primo bilancio dell’attività dell’ente che governa i porti di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta, parlando di infrastrutture, transizione energetica, lavoro e rapporto con il territorio.
Presidente Latrofa, sono passati alcuni mesi dal suo insediamento. Che idea si è fatto del porto?
Civitavecchia resta il primo porto crocieristico d’Italia e tra i primi del Mediterraneo insieme a Barcellona. Un grande risultato.
«È un risultato bellissimo ma anche una grande responsabilità per il futuro. Dobbiamo consolidare questi numeri e possibilmente migliorarli. Ma soprattutto dobbiamo fare in modo che i milioni di crocieristi che passano da Civitavecchia producano benefici concreti per la qualità della vita dei cittadini. L’obiettivo è trasformare questi numeri straordinari in ricadute tangibili per la città».
Storicamente si è sempre detto che il porto corre più veloce della città.
«Non parlerei di velocità diverse o di gerarchie. Porto e città sono due realtà importanti che hanno avuto percorsi differenti. Oggi la sfida è creare una vera osmosi, un passaggio di valori ed economia. Il porto è un grande attrattore economico e la città deve beneficiarne. Per questo ho spesso parlato della necessità di abbattere, anche simbolicamente, le cancellate che separano porto e città».

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Quali sono le sfide principali che ha trovato al suo arrivo?
«La prima è organizzare al meglio la macchina dell’Autorità portuale, che conta quasi cento lavoratori con grandi competenze. Serve il giusto clima di lavoro per governare processi complessi. In questi mesi abbiamo lavorato molto con dirigenti, quadri e personale per creare le condizioni migliori per affrontare le sfide che ci attendono».
Tra queste sfide ci sono i cantieri finanziati dal Pnrr. Come procedono?
«Ho trovato una situazione buona che sta proseguendo positivamente. Come ingegnere ho chiesto subito i cronoprogrammi e ad oggi le scadenze sono rispettate. Ci sono opere davvero epocali: l’apertura a sud del porto, legata al futuro marina yachting, e il prolungamento dell’antemurale che consentirà di aumentare ulteriormente la capacità crocieristica».
Grande attenzione anche alla transizione energetica.
«Assolutamente. Il cold ironing rappresenta una rivoluzione: permetterà alle navi in banchina di spegnere i motori collegandosi alla rete elettrica, riducendo drasticamente le emissioni. Civitavecchia è tra i porti protagonisti di questo processo. A questo si aggiunge il progetto della prima Hydrogen Valley italiana, con la produzione e distribuzione di idrogeno nel porto».
Nei giorni scorsi ha incontrato anche i pescatori, preoccupati per lo spostamento temporaneo della flotta.
«Quando sono arrivato ho preso atto che il piano regolatore portuale prevedeva la delocalizzazione definitiva dei pescatori. Ho ritenuto che non fosse la scelta giusta perché quel luogo è identitario per la città. Per questo nel Documento di pianificazione strategica di sistema abbiamo inserito una novità: la funzione peschereccia resterà dov’è oggi e sarà valorizzata».
Nel frattempo però i pescatori dovranno spostarsi temporaneamente.
«Sì, per circa due mesi, per consentire i lavori di apertura dell’imboccatura sud del porto. È un disagio inevitabile, ma necessario per completare opere strategiche. Abbiamo concordato con loro tempi e modalità. Capisco le preoccupazioni, ma sono convinto che alla fine tutti potranno apprezzare il risultato».
Come si sta trovando a Civitavecchia anche dal punto di vista umano?
«Vengo da una città di provincia come Pisa, quindi ho trovato molte similitudini. Sto vivendo una fase di ascolto continuo, incontrando persone, istituzioni e operatori. È un approccio che considero fondamentale per capire le dinamiche di un territorio».
La sua priorità assoluta per i prossimi anni?
«Più che una singola priorità, un metodo: lavorare sempre nell’interesse della comunità. Ogni scelta deve essere valutata chiedendosi se produce benefici reali per il territorio e per il sistema portuale. I porti sono infrastrutture strategiche per l’intero Paese e dobbiamo gestirli con questo senso di responsabilità»
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