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«Agrovoltaico e fotovoltaico valide alternative alla corilicoltura»

Fernando Monfeli, presidente Asta: «Per garantire futuro alle nostre aziende e al nostro territorio»

«Agrovoltaico e fotovoltaico valide alternative alla corilicoltura»

CAPRAROLA - «Per quello che riguarda il tema dell’agrovoltaico nella Tuscia posso esprimere delle considerazioni che sono frutto di lunghe valutazioni sia per quello che riguarda la mia azienda che per quello che riguarda molte aziende, prevalentemente corilicole, della provincia. Essendo presidente di una delle associazioni agricole più rappresentative del nostro territorio posso serenamente affermare che l’agrovoltaico e ancora di più il fotovoltaico possono rappresentare una valida alternativa alla coltivazione del nocciolo. È noto a tutti che la corilicoltura sta subendo una crisi cronica che, visto lo scarso interesse delle istituzioni, della politica e della ricerca, difficilmente troverà soluzioni». Così, in una nota, Fernando Monfeli, presidente Asta.«Come agricoltore - spiega - ho il dovere di mettere a frutto la terra che coltivo, renderla produttiva e cercare di salvaguardare l’ambiente e il territorio. Come imprenditore e lavoratore ho anche il dovere di garantire il giusto sostentamento alla mia famiglia e ai miei dipendenti, ma soprattutto ho il dovere di continuare a lavorare nell’ambito della legalità. A questi aspetti meramente economici è necessario aggiungere il fatto che sempre di meno si trova manodopera, che l’età di noi agricoltori avanza e che viste le prospettive non si è ancora sviluppato un ricambio generazionale. Anche il mercato, ormai globalizzato, non favorisce lo sviluppo dell’agricoltura così come l’abbiamo sempre intesa qui in Italia, il fatto che vengano favoriti prodotti provenienti dall’estero, coltivati con metodologie molto efficaci ma da noi bandite da decenni economicamente non favorisce il modello virtuoso che perseguiamo». «Al quadro descritto - prosegue Monfeli - va aggiunto il fatto che noi “nocchiaroli” siamo ormai da anni oggetto di odio sociale, fondato su ideologie alimentate da un certo giornalismo e da una certa politica e pertanto sia io che molti agricoltori siamo giunti alla conclusione che l’agrovoltaico, ma ancora di più il fotovoltaico, possono essere delle valide alternative alla corilicoltura al fine di garantire futuro alle nostre aziende e al nostro territorio. Non hanno bisogno di trattamenti fitosanitari, non consumano acqua, non producono polvere, non mettono paura come le “nocchie”, non servono più i “pericolosi nocchiaroli” per gestirli, non serve gasolio, interrompono la famigerata monocultura del nocciolo, contribuiscono alla decarbonizzazione, entrano in produzione istantaneamente, l’energia elettrica ha molto mercato, non subiscono danni da gelate, vento e grandine, mettono pace tra gli ambientalisti, ci potrebbero garantire reddito adeguato con poco sforzo e soprattutto ci potrebbero lasciare quel meritato tempo libero per condurre un’esistenza serena. È naturale che se noi agricoltori, produttori di nocciole, andremo verso questa scelta il Territorio subirà dei cambiamenti i cui riflessi saranno percepiti da tutti. Il paesaggio che tanto abbiamo faticato a conservare cambierà, molta ricchezza prodotta non sarà più redistribuita, la grande quantità di ossigeno prodotta dai noccioleti in produzione non ci sarà più, la trasformazione industriale del territorio che tanto abbiamo contribuito ad arginare avrà un baluardo in meno e la strada verso il geotermico, le discariche e il deposito di scorie sicuramente sarà più agevolata, ma tanto la narrazione diffusa da chi vuole per il nostro territorio un futuro fatto di immondizia e produzione di energia rinnovabile dice che gli impianti sono molto sicuri, anzi molto più sicuri dei noccioleti!». Perciò se siamo legittimati a smettere di coltivare la terra per favorire la decarbonizzazione attraverso la produzione di energia elettrica perché non cogliere questa occasione? Se siamo legittimati a credere che è più sicuro smettere di coltivare nocciole per far posto alla produzione di energia pulita e rinnovabile perché non farlo? Se siamo legittimati a pensare che anche dal fotovoltaico passa la tutela dell’ambiente e del territorio perché tirarsi indietro? D’altronde la produzione di nocciole sono anni che è in crisi e in questo lasso di tempo, come già detto ma è gusto ribadirlo, è mancata la solidarietà sociale nei nostri confronti e oggi noi non possiamo far altro che iniziare a ragionare su come concludere l’ultimo atto della corilicoltura e aprire il sipario sulla nuova scena delle rinnovabili», conclude Monfeli.

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