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A TUTTO SPORT Torna l’appuntamento con la rubrica a cura dell’ex tritone azzurro Damiano Lestingi

La WADA, l’agenzia mondiale antidoping

La WADA, l’agenzia mondiale antidoping

Dopo lo scandalo di Ben Johnson che scosse l'atletica nel 1988, il caso nandrolone nel calcio, EPO nel ciclismo e THG sempre nell'atletica, il CIO (Comitato Internazionale Olimpico) si rese conto di aver bisogno necessariamente di un'agenzia indipendente e terza che si occupasse di antidoping. Nella famosa Dichiarazione di Losanna (sede del CIO) del 1999 si istituì la WADA-World Anti Doping Agency. Ufficialmente una fondazione di diritto svizzero, con sede legale a Losanna, ma quartier generale a Montreal, in Canada, è formata da un'assemblea generale di 38 membri, divisi tra membri CIO e delegati di alcuni governi, e un consiglio esecutivo di 12 membri, il quale mette in atto le decisioni prese in assemblea generale. L'attuale presidente è il polacco Witold Banka. La WADA è finanziata sia dal CIO che dai governi nazionali che ne fanno parte. Si articola in ogni Paese sovrano con una NADO-National Anti Doping Organization, e in Italia si ha la CONI-NADO, la quale è il frutto di un'intesa tra CONI e Governo italiano. La WADA emanò nel 2003 il primo Codice Mondiale Anti Doping (entrò in vigore il 1° gennaio 2004), e viene rinnovato ogni 6 anni, nel quale si delineano tutte le regole che atleti e staff devono rispettare, ma anche le rispettive pene in caso di violazione. Aspetto fondamentale nella lotta al doping fu l'emanazione della Lista WADA, e cioè una lista di sostanze proibite che viene costantemente aggiornata ogni anno. Nelle novità dall'istituzione dell'organismo antidoping sono sicuramente da citare il Registered Testing Pool, ovvero la regola che i migliori atleti del mondo per disciplina devono comunicare obbligatoriamente un'ora di reperibilità per eventuali controlli a sorpresa 365 giorni l'anno; il TUE, il certificato che può derogare dalla normativa antidoping alcune sostanze in caso di assunzione da parte dell'atleta per malattia o per specifiche necessità; l'aver esteso la normativa antidoping anche al personale di supporto dell'atleta; il retesting delle provette anche in anni successivi. L'emanazione del primo codice mondiale antidoping ha portato alle Olimpiadi di Atene 2004 a "pizzicare" ben 23 atleti, saliti poi a 50 a Pechino 2008 e 54 a Londra 2012.

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