INCHIESTA
14 Marzo 2026 - 16:07
Lapresse
Il mistero che da oltre vent’anni circonda l’identità di Banksy, lo street artist più famoso e sfuggente del mondo, potrebbe essere arrivato a una svolta. Secondo una lunga inchiesta pubblicata dall’agenzia Reuters, dietro lo pseudonimo dell’artista britannico si nasconderebbe Robin Gunningham, già indicato in passato come il principale sospettato ma mai confermato ufficialmente.
L’indagine giornalistica – firmata dai reporter Simon Gardner, James Pearson e Blake Morrison – ha ricostruito per anni movimenti, testimonianze e documenti nel tentativo di dare un volto all’artista che ha costruito la propria carriera sull’anonimato. Tra i passaggi chiave dell’inchiesta c’è anche la comparsa di alcune opere attribuite a Banksy in Ucraina nel 2022, la cui paternità era stata confermata dallo stesso artista tramite il suo profilo Instagram.
Secondo Reuters, proprio seguendo le tracce lasciate in Ucraina e incrociandole con altre informazioni, i giornalisti sarebbero riusciti a rafforzare la tesi che collega Banksy a Gunningham, nome già emerso in un’inchiesta del Mail on Sunday nel 2008.
Tra gli elementi citati nel reportage figurano anche una disputa con il fotografo giamaicano Peter Dean Rickards – che avrebbe pubblicato immagini del volto dell’artista – e un arresto avvenuto a New York nel 2000, durante il quale sarebbe stata trovata una confessione scritta e firmata che collegherebbe direttamente Gunningham al nome Banksy.
L’inchiesta smentisce invece una delle ipotesi più diffuse negli ultimi anni, quella secondo cui Banksy sarebbe Robert Del Naja, frontman dei Massive Attack. Secondo Reuters, Del Naja si trovava effettivamente in Ucraina nel 2022, ma insieme a un’altra persona che i reporter avrebbero identificato proprio come Banksy.
La replica del legale
Alla pubblicazione dell’inchiesta ha risposto l’avvocato dell’artista, Mark Stephens, contestando l’accuratezza di diversi elementi contenuti nel reportage. Il legale ha scritto a Reuters affermando che il suo cliente non accetta che molti dei dettagli riportati siano corretti e che la diffusione di tali informazioni potrebbe violare la sua privacy e metterlo in pericolo.
Stephens ha inoltre sottolineato che lavorare in anonimato o sotto pseudonimo serve a proteggere interessi sociali importanti, permettendo agli artisti di esprimersi liberamente e di criticare il potere senza timore di ritorsioni o censura.
Un artista che ha segnato l’arte contemporanea
Negli ultimi vent’anni Banksy è diventato una figura centrale della cultura contemporanea. Le sue opere, spesso cariche di satira politica e sociale, sono apparse sui muri di città di tutto il mondo, trasformando lo street art in un fenomeno globale.
Tra le sue creazioni più celebri c’è “Girl with Balloon” (“La ragazza con il palloncino”), diventata famosa anche per l’episodio clamoroso avvenuto nel 2018 quando, subito dopo essere stata venduta all’asta da Sotheby’s, l’opera iniziò ad autodistruggersi grazie a un meccanismo nascosto nella cornice.
Nonostante le rivelazioni e le ipotesi degli ultimi anni, l’identità di Banksy resta comunque ufficialmente non confermata. Ed è proprio questo mistero – tra arte, provocazione e anonimato – ad aver contribuito a costruire il mito di uno degli artisti più influenti del nostro tempo.
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