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LUTTO NELLA POLITICA

Addio a Paolo Cirino Pomicino, il “ministro del Bilancio” della Prima Repubblica

Addio a Paolo Cirino Pomicino, il “ministro del Bilancio” della Prima Repubblica

Paolo Cirino Pomicino (LaPresse)

Si è spento Paolo Cirino Pomicino, protagonista assoluto della Prima Repubblica e figura simbolo della stagione politica dominata dalla Democrazia Cristiana. Aveva 86 anni. Con lui scompare uno degli ultimi interpreti di un modo di fare politica che ha segnato, nel bene e nel male, un’intera epoca.

Dalla Dc al governo: l’ascesa

Napoletano, laureato in medicina, Pomicino entra giovanissimo nella Democrazia Cristiana, diventando presto uno degli uomini di riferimento della corrente dorotea. La sua carriera politica è rapida e incisiva: deputato per più legislature, si impone come uno dei principali esperti di finanza pubblica.

Il momento di massima visibilità arriva negli anni Ottanta, quando viene nominato ministro del Bilancio nei governi guidati da Giulio Andreotti. In quel ruolo, Pomicino diventa uno degli uomini chiave nella gestione dei conti dello Stato, contribuendo alle scelte economiche in una fase cruciale per il Paese.

“’O ministro”: potere e ironia

Soprannominato “’O ministro”, incarnava perfettamente lo stile della politica romana di quegli anni: decisionista, abilissimo tessitore di rapporti, ma anche dotato di una vena ironica che lo rendeva personaggio riconoscibile.

Celebre un suo aneddoto: quando gli veniva contestata la complessità dei meccanismi di spesa pubblica, rispondeva con un sorriso che “il bilancio dello Stato è come una coperta corta: se la tiri da una parte, scopri dall’altra”. Una frase diventata emblematica della sua visione pragmatica – e spesso disincantata – della politica.

Non meno noto era il suo rapporto con Andreotti: tra i due esisteva un’intesa politica solidissima, fatta di fiducia reciproca ma anche di sottile ironia. Si racconta che Andreotti, commentando una riunione particolarmente accesa, avrebbe detto: “Quando parla Pomicino, anche i numeri si mettono sull’attenti”.

Tangentopoli e il ritorno

La carriera di Pomicino, come quella di molti esponenti della Prima Repubblica, viene travolta dall’inchiesta Tangentopoli. Coinvolto nelle indagini, subisce un duro colpo politico e personale.

Eppure, a differenza di altri, riesce a tornare sulla scena pubblica. Negli anni successivi continua a intervenire nel dibattito politico, mantenendo un ruolo da osservatore attento e spesso critico delle trasformazioni della Seconda Repubblica.

Il politico e l’uomo

Oltre al politico, resta il ritratto di un uomo abituato a muoversi nei palazzi del potere con naturalezza, ma anche capace di raccontarsi con autoironia. In numerose interviste degli ultimi anni, Pomicino non ha mai rinnegato quella stagione, rivendicando il lavoro svolto e criticando l’idea che la Prima Repubblica fosse soltanto sinonimo di corruzione.

“Abbiamo commesso errori – disse in una delle sue ultime apparizioni pubbliche – ma abbiamo anche costruito un Paese moderno”.

Un pezzo di storia che se ne va

Con la scomparsa di Paolo Cirino Pomicino si chiude un altro capitolo della politica italiana. Un’epoca fatta di grandi partiti, leadership forti e dinamiche oggi difficili da immaginare.

Resta il ricordo di un protagonista discusso ma centrale, capace di lasciare un segno profondo nella storia istituzionale del Paese.

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