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piazza regina margherita
08 Aprile 2026 - 12:30
L'abbattimento dell'ultimo albero di Piazza Regina Margherita
A piazza Regina Margherita sono caduti ieri anche gli ultimi due alberi destinati all’abbattimento. Nella piazza ne restano ora soltanto due, quelli destinati a rimanere nel nuovo assetto del progetto, mentre il cantiere del mercato entra sempre più nel vivo. La rimozione del verde, che nelle scorse settimane ha acceso proteste, sit-in, esposti e uno scontro politico sempre più duro, si chiude così nel modo più contestato possibile: con il Comitato “Salviamo gli alberi” ancora presente sul posto, con le accuse all’amministrazione che non si spengono e con il Pincio che, invece, continua a tirare dritto nel tentativo di non rallentare il maxi intervento da circa 3 milioni di euro finanziato con fondi Pnrr.

Il messaggio che filtra da Palazzo del Pincio resta lo stesso degli ultimi giorni: alla ditta è stato chiesto di andare avanti il più velocemente possibile. E infatti, mentre si conclude il capitolo degli abbattimenti, il cantiere prosegue in parallelo con la rimozione della pavimentazione, ormai quasi interamente smantellata, e con la demolizione delle strutture esistenti. È stato completamente abbattuto anche il chiosco davanti alla sede della Compagnia portuale di Civitavecchia, quello interessato nei giorni scorsi dalla bonifica dell’amianto, dove è emerso anche un ambiente sotterraneo di dimensioni rilevanti. La piazza, insomma, sta cambiando volto in maniera radicale, sotto la spinta di un cronoprogramma che il Comune vuole tenere il più possibile sotto controllo. Sul fronte del verde, l’amministrazione continua a rassicurare sul fatto che il progetto non sarà una piazza senza alberi. La soluzione individuata, dopo le correzioni apportate in corsa, prevede la piantumazione di 12 alberi adulti lungo il perimetro, più spostati verso l’esterno rispetto alla collocazione precedente.

Attorno a ciascuno di loro dovrebbero essere realizzate aiuole più ampie, così da permettere un migliore sviluppo delle radici ed evitare, nella lettura tecnica del Comune, le criticità che avrebbero compromesso i vecchi lecci centenari. Ma dall’altra parte il Comitato continua a contestare in blocco il percorso seguito. Il gruppo ha diffuso la foto del tronco dell’olmo appena abbattuto sostenendo che fosse sano e che, in base ad altre valutazioni agronomiche già richiamate nei giorni scorsi, potesse essere conservato con semplici interventi di contenimento della chioma. Roberta Galletta ha parlato apertamente di una scelta incomprensibile e di alberi sacrificati senza reale necessità. Intanto va avanti anche l’esposto presentato nei giorni scorsi da Simona Ricotti e dalla stessa Galletta. Adesso però il fronte si sposta sempre di più sul terreno politico. L’opposizione consiliare ha infatti alzato il livello dello scontro, accompagnando la richiesta di dimissioni dell’assessore all’Ambiente Stefano Giannini con una nota durissima in cui sostiene che il problema non sia «solo politico», ma anche «amministrativo, contabile e di affidamento dei cittadini verso il Comune».

Secondo i gruppi di minoranza, la questione centrale non riguarda soltanto il taglio degli alberi, ma il modo in cui l’intera vicenda sarebbe stata gestita nel tempo dall’amministrazione, tra ulteriori approfondimenti, messaggi contraddittori e aspettative alimentate nella cittadinanza sulla possibilità di salvare un numero maggiore di esemplari. È proprio questo il passaggio su cui l’opposizione insiste di più. «Per mesi si è lasciato intendere che vi fossero margini per salvare più alberi», scrivono i consiglieri di minoranza, salvo poi arrivare «comunque all’abbattimento, dopo un percorso confuso, contraddittorio e costoso». Per questo, sostengono, il danno non sarebbe «solo ambientale o politico», ma anche «istituzionale», perché si sarebbe prodotta «una frattura nel rapporto di fiducia tra comunità e istituzioni». La nota entra poi anche sul piano amministrativo e contabile. L’opposizione richiama i costi delle ulteriori perizie e consulenze, l’aggravio dell’iter, i ritardi accumulati nel cronoprogramma e la possibile esposizione del Comune a conseguenze economiche ulteriori in relazione al finanziamento dell’opera. E conclude che la vicenda «non può essere archiviata come se nulla fosse accaduto», chiedendo «una chiara assunzione di responsabilità politica e amministrativa» e un chiarimento serio su atti, costi, tempi e comunicazione istituzionale.
In serata è arrivata la replica dello stesso assessore all’Ambiente, tutt’altro che morbida. Giannini ha parlato di «polemiche deliranti» e di una vicenda «strumentalizzata» dall’opposizione per «evidenti motivi di convenienza politica». L’assessore ha ricordato che il progetto originario, risalente alla precedente amministrazione, «non prevedeva alcuna presenza di verde all’interno della piazza del mercato» e ha rivendicato che sia stata l’attuale giunta a introdurre «la piantumazione di nuovi lecci adulti dapprima non previsti».
Quanto agli abbattimenti, Giannini li lega alle verifiche richieste dalla Soprintendenza e alle tre perizie che avrebbero classificato le alberature come pericolanti. «Non si tratta di scelte discrezionali del Comune, ma di valutazioni tecniche», sostiene, aggiungendo che l’obiettivo resta quello di «portare a termine un progetto fondamentale per la città, senza perdere le risorse del Pnrr».
Così, mentre le motoseghe si fermano e le ruspe avanzano, piazza Regina Margherita resta un cantiere aperto anche sul piano politico. Il Comune prova a blindare il progetto e a correre per non perdere i fondi europei, il Comitato non arretra e l’opposizione chiede ora un chiarimento che va ben oltre gli alberi e investe direttamente la tenuta dell’amministrazione su uno dei dossier più divisivi di queste settimane.
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