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19 Marzo 2026 - 18:30
LADISPOLI - È partita la caccia alle tartarughe “aliene” che stanno mettendo in crisi l’equilibrio naturale della palude di Torre Flavia. Non si tratta solo delle temute azzannatrici (quattro esemplari catturati in appena una settimana) ma di un vero e proprio esercito di specie non autoctone, introdotte con leggerezza dall’uomo, che rischiano di compromettere seriamente flora e fauna di quest’area protetta tra Ladispoli e Cerveteri.
La situazione è ormai urgente: l’obiettivo è rimuovere il maggior numero possibile di esemplari nel minor tempo. «Interverremo subito con un piano mirato, non si può più rimandare», spiega Corrado Battisti, responsabile dell’oasi per la Città Metropolitana di Roma Capitale. «Prevediamo di catturarne almeno un centinaio. Non solo le azzannatrici, pericolose per i loro morsi, ma anche altre specie come le tartarughe dalle guance gialle e rosse».
Si tratta delle Trachemys, rettili acquatici originari del Nord America, molto diffusi come animali domestici ma considerati invasivi nel nostro Paese. L’obiettivo è lasciare nello stagno esclusivamente le specie europee.
Per riuscirci verranno utilizzate particolari “zattere solari” (basking trap), dispositivi che sfruttano un comportamento tipico di questi animali: la necessità di esporsi al sole per regolare la temperatura corporea. Attirate su queste piattaforme, le tartarughe potranno essere catturate senza subire danni.

Sistema per catturare le tartarughe nello stagno di Torre Flavia
Gli esperti resteranno sul posto per giorni e continueranno a monitorare l’area anche successivamente, per evitare nuove invasioni. L’intervento è reso ancora più urgente dall’arrivo della bella stagione. A breve la zona sarà frequentata da turisti, famiglie e scolaresche, e la presenza di questi animali potrebbe rappresentare un rischio, soprattutto per i più piccoli.
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