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IL FATTO
04 Marzo 2026 - 13:34
LADISPOLI - A Torre Flavia è di nuovo caccia alle tartarughe azzannatrici, una specie aliena, pericolosa e predatrice. L'ultima si era vista a fine 2023/2024. Sicuramente un esemplare abbandonato da chi "colleziona" - spesso illegalmente - esemplari esotici. E ora, a distanza di qualche anno, questo particolare esemplare sembra essere tornato. Per fortuna, sembrerebbe un caso isolato, prontamente individuato e catturato dai volontari dell'oasi protetta.

LA TARTARUGA AZZANATRICE
La tartaruga azzannatrice (Chelydra serpentina) è un grosso rettile d'acqua dolce originario del Nord America, noto per la sua forza, la bocca a "becco" molto potente e la tendenza a mordere se provocata; per questo in Italia è vietato tenerla come animale domestico, proprio perché può essere pericolosa per l'uomo. È una specie alloctona e invasiva, cioè introdotta dall'uomo attraverso il commercio di animali esotici e poi spesso abbandonata nelle acque pubbliche.
LA PERICOLOSITÀ DELLA SUA PRESENZA ALL'INTERNO DELLA PALUDE DI TORRE FLAVIA
La sua presenza nella Palude di Torre Flavia, oasi naturale protetta tra Ladispoli e Cerveteri, è motivo di preoccupazione perché non appartiene all'ecosistema locale e può avere impatti negativi. In primo luogo la tartaruga azzannatrice è un predatore opportunista: si nutre di pesci, crostacei, anfibi e altri piccoli animali e può competere con le specie autoctone per il cibo e lo spazio. Inoltre la sua introduzione può alterare gli equilibri naturali della palude, mettendo a rischio specie locali già vulnerabili. Dal punto di vista della sicurezza umana, il suo morso può causare ferite gravi, motivo per cui bisogna evitare di avvicinarsi a questi animali e segnalarli alle autorità competenti. La presenza di individui riproduttivi in natura potrebbe portare a una espansione incontrollata della popolazione, con conseguenze difficili da gestire per gli operatori dell'oasi. Per questi motivi, quando ne vengono trovati esemplari nella palude, vengono catturati e rimossi per proteggere sia la biodiversità che la sicurezza dei visitatori dell'area protetta.
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