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08 Aprile 2025 - 07:00
26 Febbraio 2026 - 08:42
«Reattività sociale, culturale e politica, consapevolezza e unità del Movimento». Sono i fattori del successo, secondo il presidente del Biodistretto della Via Amerina Famiano Crucianelli, delle iniziative contro il deposito nazionale di scorie nucleari di Tuscia in Movimento che, a Vulci, ha portato a manifestare migliaia di persone da tutta la Tuscia. «La manifestazione di Vulci è stata fortemente voluta e costruita in decine di assemblee, iniziative, confronti e dibattiti ed è il punto di arrivo di un grande lavoro». Il presidente del Biodistretto della Via Amerina, tra i principali organizzatori della marcia di Vulci contro il deposito nazionale di scorie nucleari, traccia un bilancio dell’iniziativa e fa il punto sulla lotta di Tuscia in Movimento. «La marcia di Vulci – continua Crucianelli - ha due significati: da una parte si è costruito un sentimento serio e solido di resistenza a questa ipotetica scelta scellerata di regalarci questa mela avvelenata e, questo, testimonia come si erano profondamente sbagliati quei signori che pensavano di non trovare alcuna resistenza. La Tuscia ha testimoniato una grande reattività e una forza reale. Poi c’è da considerare che, proprio perché quella di Vulci non è stata una semplice manifestazione spontanea ma frutto di una vera organizzazione territoriale ormai stabile che dovrebbe convincere che sia possibile stancarci giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno perché qui c’è una resistenza che ha molto chiaro che questo sarà un percorso lungo e siamo solo all’inizio». Famiano Crucianelli sottolinea che Tuscia in Movimento è ormai un’organizzazione che coagula tutti i movimenti e i cittadini della provincia di Viterbo che sono unanimemente contrari al deposito scorie. «A me ha soprese molto positivamente - continua Crucianelli – la consapevolezza della gente che è venuta a manifestare: non siamo di fronte a un moto irrazionale di persone che guardano alla vicenda delle scorie con una reattività tutta quanta emotiva, no. C’è dentro i cittadini, dopo anni di elaborazione, studi, ricerche e illustrazioni, la consapevolezza scientifica e tecnica di quanto sia incompatibile il deposito scorie, che è giusto chiamare discarica, con il nostro territorio».
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