Il fatto
05 Aprile 2025 - 21:49
26 Febbraio 2026 - 08:30
«Andrea è stato ucciso». Ne sono sempre più convinti i familiari di Andrea Di Nino, morto nel carcere Mammagialla di Viterbo il 21 maggio 2018. E ne è convinto anche un testimone, vicino di cella della vittima, grazie alla quale la procura di Viterbo ha riaperto le indagini sul caso con l’ipotesi di omicidio volontario a carico di ignoti.
Per la morte del detenuto romano, 36enne all’epoca dei fatti, già è in aula un procedimento per omicidio colposo a carico dell’allora responsabile dell’Uos medicina penitenziaria territoriale dell’Asl di Viterbo, di un assistente capo della polizia penitenziaria, del medico di guardia del Mammagialla e del direttore della casa circondariale (quest’ultimo assolto in primo e secondo grado delle accuse). Nella prossima udienza di maggio, però l’avvocato di parte civile, Nicola Trisciuoglio, che ha condotto le indagini difensive su richiesta della famiglia di Di Nino, vista l’apertura del nuovo fascicolo d’indagine, chiederà la sospensione del processo.
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