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Luisa Ciambella, consigliera di Per il bene comune, invita alla riflessione dopo i casi di decessi avvenuti in completa solitudine

«Qualcosa non funziona nella nostra società»

«Qualcosa non funziona nella nostra società»

«Sono rimasta turbata dalle notizie di stampa di questi giorni sui casi delle due persone decedute nelle loro abitazioni e ritrovate a distanza di tempo. Non voglio certo soffermarmi sui contesti umani e personali che li riguardano, nel massimo rispetto di un momento doloroso per i loro parenti, ma ritengo che - come hanno fatto gli organi di stampa nel riportare le notizia - ci si debba soffermare sulla parola "solitudine"». A parlare, in una nota, è Luisa Ciambella, consigliera Per il bene comune.

«Questi episodi - spiega - ci ricordano l'importanza di mantenere relazioni umane significative e di essere attenti alle persone intorno a noi, specialmente a coloro che potrebbero trovarsi in situazioni di solitudine o isolamento. La morte in solitudine richiama l'attenzione su questioni di empatia, comprensione e sostegno reciproco nella nostra società. Tuttavia - prosegue Ciambella - dobbiamo interrogarci su cosa siamo divenuti. Se si arriva a morire in solitudine e solo dopo mesi ci si accorge della nostra dipartita significa che qualcosa nella nostra società non funziona, qualcosa si è sfilacciato nei rapporti, nelle relazioni, nella percezione dell'altro. Siamo tutti protesi nel proiettare e inseguire il nostro "io" tanto che tutto ciò che ci circonda non è degno di essere considerato nemmeno come comparsa. Il mio vuole solo essere un appello alle nostre coscienze - alla mia per prima - affinché ogni giorno e in ogni circostanza riusciamo a mettere a fuoco nel nostro cammino che da soli siamo poco e rischiamo di non avere riconosciuta la cosa più importante: la nostra dignità negli ultimi attimi della nostra vita». «Queste morti sono lo specchio di una società che rischia di perdere l'importanza della relazione con l'altro perché è nella relazione che si manifesta e si concretizza la comunità umana con la capacità di farsi prossimo e di prendersi cura dell'altro specie se solo. Poi possono intervenire le istituzioni, i servizi sociali, ma prima di tutto dobbiamo saper riscoprire il nostro umanesimo: il nostro essere uomini e donne in relazione con l'altro», conclude Ciambella.

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