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Galletta: "Cultura, l’opera pubblica immateriale di cui nessun sindaco si è mai occupato veramente"

Galletta: "Cultura, l’opera pubblica immateriale di cui nessun sindaco si è mai occupato veramente"

CIVITAVECCHIA - "ll documento a firma di Gino Saladini e Fabrizio Barbaranelli sulla Cultura per Civitavecchia proposto alla nostra Comunità è ben scritto, articolato, animato da una visione alta e condivisibile. Ha un tono istituzionale, pacato, propositivo ma proprio questa misura rischia di attenuarne la forza politica e civile. Perché oggi non è più il tempo delle proposte e delle analisi, visto che queste, in città, circolano da almeno trent’anni". Inizia così il lungo intervento di Roberta Galletta, storica e divulgatrice culturale.

"Da tre decenni infatti si ripetono le stesse diagnosi che hanno certificato in ambito culturale frammentazione, assenza di programmazione, mancanza di una strategia di lungo periodo, dispersione delle risorse in contributi episodici. Non sono scoperte nuove, sono consapevolezze ormai sedimentate, condivise trasversalmente, ma quasi mai tradotte in investimenti strutturali e continuativi. il nodo centrale è la distanza tra parole e scelte di Bilancio - ha spiegato - perchè se davvero si vuole costruire una progettualità culturale seria per Civitavecchia servono meno enunciazioni di principio e più decisioni concrete. Non si può parlare di rilancio culturale e, nello stesso tempo, destinare risorse ingenti a interventi che rischiano di non produrre un reale beneficio per la città. Ogni euro speso è una dichiarazione di priorità politica. E se la Cultura viene sistematicamente collocata ai margini dei capitoli di spesa significa che non è considerata una infrastruttura strategica, ma un settore accessorio.

Eppure la Cultura dovrebbe essere trattata come un’opera pubblica immateriale perché richiede investimenti pluriennali vincolati, una pianificazione stabile, una visione che superi la durata di una singola Amministrazione. Se a ogni cambio di Giunta si azzerano linee progettuali e indirizzi perché di colore diverso nessuna strategia potrà consolidarsi. La programmazione culturale deve essere sottratta alle oscillazioni elettorali e alle logiche di appartenenza. Le proposte contenute nel documento come la Consulta permanente, la mappatura degli spazi, la valorizzazione del Forte, la Direzione Artistica stabile, la sezione bibliotecaria dedicata, i criteri selettivi nei finanziamenti sono tutte sensate e ben note da decenni ma senza risorse certe, tempi definiti e responsabilità chiare rischiano di restare un elenco di buone intenzioni. La stessa Consulta, se non dotata di un reale potere propositivo e di un impegno formale dell’Amministrazione a recepirne gli indirizzi, potrebbe trasformarsi nell’ennesimo organismo consultivo privo di incidenza con l’unico atto di auto celebrazione senza il reale coinvolgimento della nostra Comunità.
C’è poi una questione di fondo che non può essere elusa ed è quella che la Cultura a Civitavecchia è stata troppo spesso percepita, e talvolta organizzata, come uno spazio per pochi, con iniziative per addetti ai lavori, linguaggi non sempre accessibili, circuiti ristretti. Una vera politica culturale dovrebbe invece partire dal basso, coinvolgere quartieri, scuole, famiglie, associazioni, rendere la cultura popolare nel senso più alto del termine, accessibile, inclusiva, capace di parlare anche a chi non possiede strumenti culturali o mezzi economici adeguati.
In questo senso ogni proposta che riemerge ciclicamente in prossimità delle scadenze elettorali o con scopi ben precisi rischia di essere percepita come parte di una ritualità politica. Anche quando i principi sono condivisibili, senza un autentico processo partecipativo e senza un coinvolgimento della città reale fatta da commercianti, giovani, lavoratori, famiglie, si alimenta l’idea di un’élite che parla principalmente a se stessa. Ed è questo il limite più grande perchè la Cultura non può essere una bandiera identitaria della Sinistra né un esercizio retorico e soprattutto non può essere monopolio di piccoli feudi culturali riservati sempre più polverosi e limitati e limitanti nella visione più ampia e lungimirante, vera linfa vitale per la crescita culturale e per il cambio di passo tanto auspicato.
Se si voleva davvero compiere una scelta coraggiosa bisognava investire con decisione sul patrimonio identitario molti anni fa, intercettare con una strategia culturale strutturata l’enorme flusso di croceristi che attraversa il porto ogni anno, trasformare quel passaggio in permanenza, esperienza, economia diffusa perchè senza programmazione quel flusso resta una ricchezza che transita e non si radica. E le alternative, come la centrale a carbone o il mega biodigestore e tutti i pessimi progetti che aleggiano come neri avvoltoi sulla nostra Comunità hanno avuto e avranno sempre vita facile proprio perché una Comunità si difende anche e soprattutto grazie a livelli culturali alti, a patto che siano fruibili e accessibili a tutti. E' la Cultura la vera protezione che blinda e protegge un territorio meraviglioso e antico come quello della nostra Civitavecchia dalle speculazioni di ogni genere, soprattutto da quelle mascherate da investimenti per creare posti di lavoro che lasciano solo macerie, in tutti i sensi. Il punto, allora, è uno solo, ed è che dopo trent’anni di consapevolezze condivise di cui sono stata e continuo ad essere diretta testimone non basta più aprire un dibattito o avviare un percorso. È il tempo delle scelte. Scelte che comportano anche la capacità di dire dei no, di selezionare con rigore, di concentrare risorse su obiettivi chiari e misurabili. Scelte guidate da competenze e progettualità, non da equilibri politici. Un No coraggioso ad inutili opere pubbliche sulla costa che mai saranno realizzate e un Si altrettanto coraggioso al recupero e alla conseguente valorizzazione e fruizione della Rocca e all’acquisto della Civitavecchia Sotterranea, della Necropoli della Scaglia e del sito archeologico di Cencelle. Certamente non utilizzando 400.000 euro per distruggere il centenario ciclo pittorico vincolato dallo Stato Italiano della Casermetta del Poligono del Genio come questa Amministrazione intende fare, Amministrazione di Centro Sinistra, come i due ex sindaci firmatari della proposte culturali da cui, mi dispiace sottolinearlo, non ho letto una presa di posizione. La Cultura non è un lusso, né un salotto per pochi dunque, perchè tiene insieme cittadini, famiglie, commercianti, giovani. Non solo con la Cultura si mangia, perché crea lavoro e sviluppo, ma con la Cultura si respira e soprattutto si cresce, alzando notevolmente la qualità della vita delle Comunità perché ne diventa ossigeno civile, condizione essenziale per la sua crescita sociale ed economica. Se davvero si crede che la Cultura non sia un costo ma un investimento bisogna dimostrarlo nei bilanci, nelle priorità, nelle azioni concrete. Servono investimenti mirati, importanti, e non a spot, a pioggia per accontentare microscopici bacini elettorali, perchè è fondamentale l’inclusione reale, la pianificazione di lungo periodo e il coraggio di tenere la gestione culturale fuori dalle logiche di consenso. La sfida non è più teorica. È una questione di visione, di volontà - ha concluso - di priorità e di responsabilità amministrativa per offrire delle opportunità alla nostra Comunità. Solo così la Cultura potrà diventare la spina dorsale dello sviluppo di Civitavecchia e non l’ennesimo capitolo di un programma destinato a restare sulla carta in un esercizio di retorica gattopardesca".

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