FREGENE - La morìa dei pini marittimi non è più un fenomeno circoscritto a Fregene, ma un problema che interessa l’intera costa del Lazio, dal litorale nord fino alle zone protette più a sud. A parlare è Angelo Giavara, segretario dell’associazione Vivere Fiumicino/Fregene, che richiama l’attenzione su una criticità ormai evidente: il progressivo declino dei polmoni verdi del territorio.

Giavara sottolinea come, oltre ai pini, siano in sofferenza anche salici e lecci, in alcuni casi addirittura all’interno di aree protette e zone WWF dove la tutela dell’ambiente dovrebbe essere prioritaria. Una situazione che per l’associazione richiede un cambio di passo da parte dell’Ente parco, spesso percepito dai cittadini come più impegnato a vietare interventi o elevare contravvenzioni – ad esempio per auto parcheggiate sull’erba – che a pianificare la reale salvaguardia del patrimonio naturale.

Secondo Vivere Fiumicino/Fregene, l’Ente parco non può limitarsi a demandare tutto ai Comuni, già gravati da competenze estese e risorse ridotte. Serve invece una programmazione seria, strutturata, con la capacità di attrarre fondi e di attivare progetti di ripristino e tutela. L’associazione indica come strada necessaria la ricerca di risorse europee, spesso non sfruttate a pieno, per avviare interventi di conservazione e rinaturalizzazione che possano arrestare l’emergenza verde lungo il litorale.

Ma c’è un ulteriore elemento, spesso ignorato nel dibattito pubblico: la salinizzazione delle falde acquifere. Le acque sotterranee, in vaste porzioni del territorio costiero, risultano contaminate dall’avanzare dell’acqua salata. Questo fenomeno rende difficile la sopravvivenza degli alberi e compromette la capacità del suolo di sostenere le essenze storiche della pineta litoranea. Per Giavara è urgente avviare uno studio approfondito, capace di quantificare il danno e individuare soluzioni tecniche per proteggere ciò che resta del patrimonio forestale costiero.

La perdita progressiva dei pini e delle altre specie arboree rischia di trasformare radicalmente l’identità ambientale del litorale laziale. Per questo l’associazione chiede un’azione coordinata, multidisciplinare e soprattutto tempestiva, affinché la tutela dei boschi costieri torni al centro delle priorità istituzionali, prima che la linea verde che accompagna da decenni la costa venga definitivamente cancellata.