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Luigia Melaragni: «Quando le misure emergenziali non ci saranno più la situazione si aggraverà»
10 Maggio 2023 - 18:24
03 Dicembre 2025 - 17:29
“Mentre tra Covid e guerra tutti si aspettavano uno tsunami, le piccole imprese hanno invece retto bene. Ma dal prossimo anno c’è un serio rischio della riduzione degli investimenti. Anche nel nostro territorio”. È la foto della situazione scattata dalla segretaria della Cna di Viterbo e Civitavecchia, Luigia Melaragni, sulle difficoltà nell’accesso al credito.
Melaragni ha preso parte ieri al convegno promosso dall’Associazione dal titolo “Artigiani e piccole imprese alla sfida del credito”, cui ha partecipato, tra gli altri, il sottosegretario al ministero delle Imprese e del Made in Italy Massimo Bitonci, cui è stato esposto il quadro del settore. «Grazie alle misure emergenziali prese dal governo per l’accesso al fondo di garanzia prima nel periodo del Covid, poi in quello della guerra in Ucraina – dice la segretaria della Cna di Viterbo e Civitavecchia – le micro imprese hanno avuto maggiore facilità di accesso al credito. I dati attuali evidenziano che non ci sono, malgrado l’indebitamento, particolari sofferenze. Anzi, ad oggi sono più solvibili di quelle grandi. Si temeva uno tsunami che non c’è stato. È un buon segno, significa che stanno andando bene».
Qualche scricchiolio però si inizia a sentire. E dal prossimo anno potrebbe diventare un problema se non si trova prima una soluzione. E questo è stato il fulcro della discussione durante il convegno. «La situazione – continua Melaragni – si aggraverà nel 2024, quando le misure emergenziali non ci saranno più. Auspichiamo quindi un ruolo dei confidi più importante, che venga rafforzato, perché è uno strumento fondamentale per le micro imprese. Come Cna ci stiamo impegnando su questo».
Ecco infatti cosa sta accadendo. «Considerando l’aumento del’inflazione che continua a crescere, e l’incremento degli interessi voluto dalla Bce, l’accesso al credito delle imprese si sta riducendo. Non c’è più quindi solo un problema di ottenimento, ma anche di costo del credito. E quindi una conseguente riduzione degli investimenti, che notiamo pure sul nostro territorio. Le imprese, di fronte a tassi di interesse elevati, hanno difficoltà a investire: prendere un prestito – conclude Melaragni – è diventato oneroso: serve una soluzione».
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