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5G e agricoltura 4.0, scoppia la polemica

5G e agricoltura 4.0, scoppia la polemica

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FIUMICINO -Si punta verso l’agricoltura 4.0 e a Fiumicino scoppia la polemica. Dito puntato contro l’accordo tra l’operatore 5G Linkem e la Maccarese Spa per “l’adozione di soluzioni tecnologiche integrate e orientate all’agricoltura di precisione e alla sostenibilità, per accelerare la transizione verso l’agricoltura 4.0”. A puntare i riflettori sul tema è il Comitato Stop 5G Fiumicino. «L’azienda agricola e zootecnica Maccarese, già servita dalla connettività Fwa di Linkem, come si legge sul sito della Maccarese Spa, ha deciso di ‘sfruttare i vantaggi del 5G per accelerare la trasformazione in chiave agricoltura 4.0, digitalizzando i processi aziendali e l’intera filiera agroalimentare grazie ad un’unica piattaforma in cloud’. La soluzione sviluppata da Linkem è un’integrazione di sensori IoT evoluti per la registrazione e trasmissione dei parametri ambientali, di sofisticati algoritmi di Intelligenza Artificiale per l’analisi dei dati e delle immagini multispettrali raccolte dai satelliti, nonché dello specifico consiglio irriguo». «Una decisione a nostro avviso inaccettabile visto che l’Internet of Things produce effetti socio-ambientali tutt’altro che sostenibili. Solo per considerare un aspetto fra i tanti, nelle parole del neoministro alla Transizione Ecologica Cingolani: ‘La digitalizzazione è una tecnologia fantastica ma non è gratis energeticamente: le sue emissioni di Co2 sono il doppio del trasporto aereo’. Inaccettabile è anche la totale mancanza di considerazione della salute pubblica di fronte all’imperversare di una tecnologia che, a fronte della propaganda, non vanta nessuno studio a sostegno della sua non nocività, mentre ne esistono molteplici e autorevoli in senso contrario. Emblematica l’approvazione, per il momento in Commissione Trasporti alla Camera, dell’innalzamento dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici a 61 V/m, pari a 110 volte la situazione attuale. Alcuni residenti hanno già contattato il Comitato preoccupati».


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