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Coronavirus, Fabbri: "Esperienza terribile"

Coronavirus, Fabbri: "Esperienza terribile"
Fabrizio Fabbri

Il racconto del primo guarito dal covid 19 in città: "Sto meglio e alla mia Civitavecchia dico: state a casa"


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FRANCESCO BALDINI

CIVITAVECCHIA – «È stata un’esperienza bruttissima, indescrivibile e tutti devono sapere perché è un qualcosa che non mi sarei mai aspettato». Sono le parole di Fabrizio Fabbri, il primo guarito dal covid 19 a Civitavecchia. Il 75enne sta bene e ora si trova a Casal Palocco, dove è stato allestito il covid hospital 3, in attesa di quello che spera sarà l’ultimo tampone, quello definitivo per poi poter finalmente tornare finalmente a casa dopo un calvario durato 18 giorni. Prima lo Spallanzani, poi cinque giorni fa il trasferimento a Casal Palocco e l’attesa. Tanto personale sanitario, altri pazienti con cui parlare e soprattutto l’ansia, di non sapere, di dover attendere con le dita incrociate e il fiato sospeso l’aggiornamento quotidiano, preoccupati da ogni colpo di tosse o parametro sballato. Un’esperienza terribile, così la descrive Fabbri.

Il 75enne è molto conosciuto a Civitavecchia e proprio ai suoi concittadini si rivolge: «Non riesco a capire tutte queste persone che vanno in giro – ha detto Fabbri – perché non si rendono conto del danno, un danno grosso anche se uno guarisce». Poi il racconto della sua esperienza con la voce roca e rotta dall’emozione. «Io non sapevo – ha continuato – ho una casetta in campagna, sono andato a mettere una stufetta e la sera sono andato a casa, avevo freddo e tremavo. Ho detto a mia moglie forse ho la febbre, l’ho misurata e avevo 38 e mezzo. Sono stato due giorni a casa prendendo la tachipirina poi devo ringraziare i miei figli – ha detto Fabbri con un filo di voce – che hanno chiamato la Croce rossa e mi hanno portato a Roma, allo Spallanzani e li ho cominciato tutte le terapie, quello che dovevo fare per guarire».

Tredici giorni allo Spallanzani, nome che purtroppo tutta Italia ha sentito dire troppo spesso ultimamente, un’eccellenza della sanità nazionale come dice anche lo stesso Fabbri. «Ora sono un po’ debole, un po’ dimagrito perché purtroppo la prassi è questa ma li devo ringraziare: mi hanno salvato». Riconoscenza per avercela fatta, per non essere un numero su quella maledetta lista che non accenna a scendere, anzi. «È stata davvero un’esperienza bruttissima – ha proseguito Fabbri – però siamo fortunati ad avere personale sanitario in gamba, all’altezza della situazione. Ci hanno curato, ci hanno tenuto bene e ancora ci stanno tenendo bene. Io sto benissimo, i valori sono nella norma, tutto perfetto. Dico la sincera verità bisogna fare un encomio a questi ragazzi che ci aiutano e ci stanno vicino». Parole di chi quest’esperienza, suo malgrado l’ha vissuta in prima persona, di chi ha sperimentato sulla propria pelle quello che il covid19 può fare e di chi, malgrado sia guarito deve farci ancora i conti. «Purtroppo mia moglie – ha detto Fabbri – è ancora allo Spallanzani. Speriamo di uscirne fuori tutti e due bene».

Quasi 20 giorni negli ospedali, con la paura di non farcela, con la preoccupazione che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo, sentimenti condivisi con chi ti sta accanto, con chi sta condividendo con te questa terribile esperienza «Un’attesa – ha sottolineato Fabbri – vissuta nell’ansia, stavo sempre sul chi va là. Mi informavo tutti i giorni sui parametri, poi sono anche diabetico». Ora Fabrizio sta meglio, è curato ed è in attesa, la sua speranza è di poter andare a casa presto, riabbracciare i suoi figli e che sua moglie abbia la sua stessa fortuna. Essere uno dei primi due guariti a Civitavecchia gli dà la forza di sorridere nonostante tutto e di fare un appello alla sua città. «Io non so a cosa sia dovuto questo male terribile e indescrivibile – ha concluso Fabbri – ma quello che dico alla mia Civitavecchia è di non uscire, state a casa. Oggi (ieri, ndr) è il mio compleanno e l’ho festeggiato qui».

 


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