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Commento al vangelo. Battesimo del Signore: questi è il figlio mio, l'amato

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di Don Ivan Leto

Con il battesimo nel Giordano termina la vita nascosta di Gesù a Nazaret e iniziano la sua vita pubblica e missione evangelizzatrice. A differenza degli altri sinottici, Matteo è l’unico che riporta la reazione di Giovanni Battista quando Gesù gli chiede di essere battezzato da lui: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?”. La risposta di Gesù può essere considerata come una sintesi programmatica della sua missione. Si concentra su due termini caratteristici del Vangelo di Matteo: il verbo “adempiere” e il sostantivo “giustizia”. Nel Vangelo di Matteo “adempiere” non è semplicemente fare ma portare in pienezza e“giustizia” equivale ad adempiere la volontà del Padre. Così dunque, entrambi i vocaboli esprimono l’idea del progetto divino che Gesù ha accettato liberamente. La scena del battesimo non è una mera introduzione del suo ministero; rappresenta un atto salvifico, il primo di altri che succederanno e che culmineranno nel sacrificio della croce. Matteo descrive la scena ispirandosi alle teofanie che accompagnano i racconti di vocazione profetica, dove Dio non solo parla con parole ma anche con segni: il segno dei cieli aperti, la visione, lo Spirito che discende in forma visibile, la voce che viene dal cielo. Il culmine sopraggiunge con le parole del Padre: “Questi è il Figlio mio, l’amato”. Dio Padre ha rivelato il suo Figlio unico, il Messia che porterà a termine l’opera del servo del Signore.

Don Ivan Leto

parroco di San Gordiano

Diocesi Civitavecchia – Tarquinia


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