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Luci spente, i commercianti: ''Vogliamo far sentire la nostra voce''

Luci spente, i commercianti: ''Vogliamo far sentire la nostra voce''

Grande partecipazione, anche da fuori Civitavecchia, al flash mob partito da via Trieste, emblema della desertificazione: in 200 al buio per 15 minuti in tutta la città. Il Pincio raccoglie la sfida. L’assessore Pescatori: “Porte aperte per strategie e progetti comuni”


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CIVITAVECCHIA – “Vogliamo avere voce, essere protagonisti e parte attiva di un processo che possa portare alla ripresa concreta del settore”. I commercianti civitavecchiesi hanno sì spento le luci delle loro insegne e dei loro locali per un quarto d’ora, ma hanno acceso i riflettori su un problema, quello della crisi che sta attanagliando da tempo la categoria, che fa affrontato. “L’aver spento per 15 minuti le luci – ha spiegato Antonella Pais, tra i promotori del flash mob di venerdì sera – è stato un segnale, il primo. Il segnale che ci siamo, che siamo tanti, che vogliamo fare sentire la nostra voce”. Per la prima volta, forse, si è vista un’unità vera e concreta, senza sovrastrutture, senza associazioni, attraverso una manifestazione partita dal basso, organizzata attraverso i social network ed il passaparola, con i commercianti protagonisti; quelli del centro, quelli delle zone più periferiche, botteghe artigiane come negozi più strutturati. Tutti. Circa 200 operatori coinvolti. Luci spente a corso Marconi. Al buio corso Centocelle. Via Buonarroti e via Annovazzi hanno risposto all’appello. Spento l’albero di Natale allestito dai commercianti a via Zara, al Ghetto. Poi via Traiana, viale Garibaldi, viale Baccelli, San Gordiano, via Leopoli, viale Europa, zona faro. Con partecipazioni anche da fuori Civitavecchia. Tutti al buio. E tanti cittadini che, per solidarietà, hanno sento le luci di casa, convinti davvero del messaggio lanciato, ossia che “se muore il commercio muore la città”. E l’iniziativa non poteva non partire da via Trieste, quella “Terza strada” simbolo oggi della desertificazione desolante del commercio, dovuta sì a fattori nazionali ed internazionali, ma emblema dell’assenza di politiche attive ed incentivanti. A via Trieste sono pochissimi oggi quelli che resistono, strenui difensori, nonostante le difficoltà, di quel commercio di vicinato da tutelare.

“Non ci tiriamo indietro – ha aggiunto Pais, raccogliendo il pensiero di tanti – siamo disponibili a presentare proposte, a confrontarci con l’amministrazione, a pensare ad un percorso da seguire. Ma vogliamo esserci. Così è difficile andare avanti; per ora abbiamo soltanto spento le insegne per 15 minuti, ma il gruppo che si è creato non molla. Il commercio ha bisogno di essere sostenuto, attraverso iniziative diverse, a partire da un’adeguata illuminazione delle strade, dal decoro e dall’arredo urbano, per finire con politiche attive serie”. A sostenere la protesta anche l’ex presidente dell’Ascom Tullio Nunzi che ha parlato di una manifestazione andata al di là delle più rosee aspettative. “I commercianti che hanno aderito – ha spiegato – si sono rivelati comunità, chiedendo alla politica una attenzione ed un supplemento di responsabilità nei confronti di un settore determinante per lo sviluppo cittadino. Invito i commercianti a mantenere questo spirito su tematiche riguardanti i consumi, la vocazione turistica di questa città, la centrale a gas, e di chiedere di essere ascoltati su tali tematiche con proposte e progetti concreti, consapevoli di essere orgogliosamente comunità di imprenditori che partecipano allo sviluppo della città”.

Un grido d’allarme raccolto, già nella stessa serata di ieri, dal sindaco Ernesto Tedesco e dall’assessore al Commercio Claudia Pescatori che si sono intrattenuti con i commercianti, ascoltando la loro voce. “Abbiamo solidarizzato da subito con l’iniziativa – ha commentato l’assessore – il fatto che si siano aggregati in modo così massiccio è già un fatto positivo di per sé: questo movimento non va perso. La crisi c’è, è innegabile, ed è dovuta a vari fattori. Dobbiamo capire ed avere ben chiaro cosa poter fare nel concreto come amministrazione, partendo dal decoro e dall’arredo urbano, dalla cura degli spazi comuni, passando per progetti ed iniziative corali, finendo a valutare possibilità di defiscalizzazione riguardo imposte comunali, come Imu e Tari. Capire se sia possibile intervenire in questo senso per alleggerire il peso. Il tutto per creare un movimento economico che non sia legato soltanto al dover intercettare i flussi turistici. Da parte nostra comunque – ha concluso – porte aperte per strategie e progetti comuni”.


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