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Confindustria, un piano in 4 mosse per trasformare l’Italia

Confindustria, un piano in 4 mosse per trasformare l’Italia

Accelerazione per la Pubblica Amministrazione digitale, informatizzazione delle imprese, sviluppo delle reti 5G

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Sviluppo delle competenze per il lavoro che cambia, accelerazione del Piano triennale per la Pa digitale, trasformazione digitale delle imprese; sviluppo reti 5g e banda ultralarga. Passa da questi quattro “pilastri fondamentali” il Piano straordinario per il digitale lanciato da Confindustria Digitale in occasione del convegno ‘Investire, Accelerare, Crescere’, una iniziativa realizzata in collaborazione con Luiss Business School. 
“Investire nella trasformazione digitale del Paese, raddoppiando le risorse finanziarie e umane per l’attuazione del Piano Triennale per la digitalizzazione della Pa”. Ma non solo. “Il senso ed i termini della nostra proposta” di Piano straordinario per il digitale, ha spiegato il presidente dì Confindustria Digitale, Cesare Avenia, puntano anche “sull’accelerazione di con una governance del digitale chiara e autorevole, sulla crescita utilizzando la trasformazione digitale per migliorare il rapporto debito/Pil”.
Avenia ha parlato quindi di “una misura strutturale da inserire sin dalla prossima manovra finanziaria”. Nell’aprile i lavori, il direttore della Luiss Business School, Paolo Boccardelli, ha messo in evidenza come “sviluppare infrastrutture e puntare sul digitale” sia “cruciale per un Paese che ambisca ad essere competitivo a livello locale e globale: incentivarli è la più importante manovra economica che potrebbe fare il nostro Paese”. È fondamentale – ha scandito Boccardelli – diffondere la cultura del digitale, fare formazione a tutti i livelli, creare figure con nuove competenze e cittadini digitali del futuro”. 
L’Italia oggi “non ha una strategia complessiva per le competenze digitali che invece sarebbe fondamentale per ridurre il divario digitale e ampliare l’inclusione sociale», ha aggiunto Boccardelli, che ha evidenziato come nell’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (Desi) della Commissione Europea per il 2019, l’Italia si collochi al 26esimo fra i 28 Stati membri dell’UE nella categoria “Capitale umano” con oltre metà della popolazione che non possiede competenze digitali di base. 
Una carenza che, ha indicato infine Boccardelli, “si riflette anche in un minore utilizzo dei servizi online, dove si registrano ben pochi progressi, sia da parte dei cittadini che delle Pmi che rappresentano l’ossatura del nostro capitalismo”.


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