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Un migliaio alla rappresentazione del presepe vivente

Organizzata dalla Parrocchia Santa Maria Maggiore al parco della Legnara  

di TONI MORETTI

CERVETERI - Alle diciassette e trenta del giorno di Santo Stefano si scorgeva già una lunga fila di persone, donne, uomini, bambine bambini, anziani, che attendevano ordinati di varcare il cancello del parco della Legnara, sotto un freddo rigido anche se non inclemente. Piazza Aldo Moro, già a quell’ora era deserta. Ancor di più lo era piazza Risorgimento, congiunzione naturale di piazza Aldo Moro e di ingresso al centro storico. In quella piazza, ogni attività di ricezione chiusa, eccetto lo storico Yolly Bar di Paolo Lancianese, locale sentinella per il quale in ogni condizione atmosferica o meno, un avventore che sembra possa avere la disgrazia che sbagliando strada dovesse capitare a Cerveteri, ha la garanzia di trovare qualche genere di conforto qualora dovesse avvertirne il bisogno, con grande cordialità nell’accoglienza e prorompente simpatia nel servizio. Chiusa anche ogni altro tipo di attività, botteghe artigiane, locande. In piazza Aldo Moro prevaleva lo “Spelacchio” tecnologico, idea trasgressiva che poteva essere originale se inserita in un contesto compiuto, ed in piazza risorgimento la capannetta disadorna di Babbo Natale, con in bella vista il famigerato “Pacco” e le giostrine, ferme da giorni, finalmente accese, illuminate, pronte a funzionare ma con nessun bambino che glie ne desse ragione. Nel gabbiotto di regia un giovanissimo che ascoltava musica di suo gusto, che la somministrava al vento e “si moriva dal freddo”. La rappresentazione del presepe vivente, organizzato dalla Parrocchia di Santa Maria Maggiore e patrocinata dal comune, è stata di per se una cosa meravigliosa che ha esaltato da una parte una location straordinariamente magica e il lavoro e l’inventiva, e la voglia di fare, di costruire, di evocare con una sacralità composta,  di centinaia di volontari che hanno interpretato i “quadri” rappresentati nei cinquecento metri del percorso.. Tutto ha contribuito a creare una magia che lasciava estasiati. I commenti dei visitatori andavano dallo “straordinario” al “Ma è un’opera d’arte” e non è mancata la tenerezza del bimbo neonato che rappresentava nella mangiatoia il piccolo Gesù, accudito dalla giovane mamma e dall’attento Giuseppe. Ma è rimasta una cosa fine a se stessa. Fuori il deserto. Niente che potesse coinvolgere quella massa, intervenuta numerosa nonostante l’evento sia stato scarsamente pubblicizzato se non attraverso un passa parola sui social, che potesse orientarla in qualche modo a spingerla verso un centro storico spento, respingente più che accogliente. Una amara riflessione balena per la mente. Sembrava una città “stupida”, intontita, incapace di saper coniugare le opportunità che si offrono. D’altronde in linea con quello che in molti pensano. Un patrimonio artistico e culturale di livello mondiale, incapace di essere sfruttato, e ciò da sempre con diverse stagioni politiche. La novità doveva essere rappresentata dal disegno Pascucciano che sembra aver trovato il suo limite in una pattuglia di “Finti” Boy Scout che “sgamate” le intenzioni del capo pattuglia, sentendosi persi ed inadeguati stentano ad aiutare la vecchia signora ad attraversare il guado dandole la mano. 

 

(28 Dic 2017 - Ore 10:16)

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