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"Responsabilità condivisa per rafforzare il ruolo sindacale"

Lo sostiene Manageritalia all’assemblea nazionale dell’organizzazione dei manager del terziario

Roma - «Perseguire una visione di responsabilità condivisa a livello di sistema è l’unico modo con cui il mondo sindacale può oggi riuscire a incidere significativamente sulle grandi decisioni politiche, economiche e sociali che ci attendono. E’ anche l’unico modo per riacquistare la fiducia e la credibilità che, come purtroppo sappiamo, stanno venendo sempre meno, specialmente presso i più giovani». Lo ha detto Guido Carella, presidente Manageritalia, aprendo l’assemblea nazionale collegato in videoconferenza con altre 12 città sede di altrettante assemblee territoriali dell’organizzazione dei manager del terziario.
Prima della tavola rotonda sul tema della Rappresentanza 4.0, è stata presentata un’indagine fatta da AstraRicerche sullo stesso tema su un campione di 1.000 manager. E’ emerso un forte endorsement da parte dei dirigenti per i sindacati e i contratti nazionali di lavoro, che a larga maggioranza ritengono entrambi indispensabili per poter competere. Certo, questi devono dare risposte diverse da quelle attuali, nuove e innovative al passo con i tempi e con le esigenze di un mondo e un’organizzazione del lavoro 4.0 e uno scenario competitivo globale. 
Tant’è che, parlando poi solo di loro stessi, oltre il 70% dei manager ha detto di sentire oggi molto più bisogno di rappresentanza, di una rappresentanza che non guardi solo ai loro interessi, ma contribuisca anche a delineare le line guida di uno sviluppo economico e sociale del Paese. Una rappresentanza, quella che hanno oggi, che li soddisfa e alla quale chiedono di continuare ad accompagnarli nelle sempre più pressanti sfide professionali loro e del Paese.
«I corpi intermedi -ha affermato la senatrice del M5S, Barbara Lezzi- servono eccome, ma devono rappresentare un lavoro diverso e molto cambiato, non le loro stesse strutture».
«Troppi -ha detto Francesco Rivolta, direttore generale Confcommercio Imprese per l’Italia- hanno confuso la rappresentanza con la rappresentazione di se stessi. Abbiamo sempre difeso gli interessi del nostro recinto, ma questo si è consunto. Dobbiamo capire come e cosa di diverso siamo chiamati a fare, quali tutele sta evocando la nuova cittadinanza del lavoro e delle professioni».
«La rappresentanza -ha sottolineato Carlo Dell’Aringa, commissione Lavoro Camera- deve basarsi sull’identità professionale della collettività che rappresenta e oggi quest’identità è sempre più mutevole e variegata. Certo che i ccnl servono per competere e aiutare anche le pmi a farlo. Ma negli ultimi anni questo non è successo e si è restati al palo dell’economia e del lavoro dell’altro ieri».
«Le politiche attive -ha ricordato Maurizio Del Conte, presidente Anpal- sono una delle armi che la rappresentanza ha per rispondere, di concerto con lo Stato, ai mutamenti in atto nel lavoro. Queste vanno potenziate, ma soprattutto vanno gestite coordinandole e mettendole a sistema per non disperderne l’efficacia in mille ambiti territoriali che non dialogano». 
«La mutevolezza delle professioni e delle competenze -ha auspicato Michele Tiraboschi, ordinario Diritto del lavoro dell’Università Modena e Reggio Emilia- devono diventare il must per ogni rappresentanza che oggi è ancor più indispensabile. Dobbiamo uscire dalle categorie fordiste e guardare a queste per rappresentare e servire i lavoratori, integrandoci al meglio anche con il territorio».
«Dobbiamo -ha aggiunto Tiziano Treu, presidente Cnel- testare l’utilità dei corpi intermedi, che è innegabile, sul campo. E le tutele devono passare dal posto alla professione. Dobbiamo anche capire quale ruolo devono avere verso la politica e il Paese».

(22 Nov 2017 - Ore 17:53)

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