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Porti, un sistema in difficoltà 

Marcucci (Contship): «Il traffico container cresce poco anche per la carenza di infrastrutture». Nerli (AP Napoli): «Colpa di Tremonti». Civitavecchia è uno dei pochi scali con buone potenzialità  per il futuro

Nel breve periodo il sistema portuale italiano rischia di perdere i vantaggi competitivi che si era conquistato fino al 2002.
Questo, se il governo non interverrà  rapidamente per sostenere gli investimenti necessari a sviluppare le capacità  ricettive per la movimentazione merci a mezzo container.
Lo hanno sostenuto al convegno sul Mediterraneo organizzato a Cagliari dalla regione Sardegna e Ansamed, Nereo Marcucci, amministratore delegato di Contship e Francesco Nerli, presidente dell'Autorità  Portuale di Napoli, ed ex presidente dell'Authority di Civitavecchia.
«A tutt'oggi - ha ricordato Marcucci - nel mondo sono in costruzione 1.162 nuove navi, il 60 per cento delle quali rischia di non poter entrare nei porti italiani adibiti al movimento container di ipo tranship'' (Gioia Tauro, Napoli, Taranto e Cagliari) in mancanza delle opere di ampliamento e ammodernamento».
«Nel 2005 - ha aggiunto il manager di quella che una delle principale società  mondiali di transhipment - il traffico container nei porti tedeschi è aumentato del 15%, in quelli spagnoli dell'11% e in quelli italiani solamente dell'1,5%».
«E per il 2006 - ha concluso Marcucci - le prospettive si preannunciano disastrose».
«Gli investimenti necessari nel settore - ha detto dal canto suo Nerli - sono esigui, non più di 300 o 400 milioni di euro per i prossimi cinque anni. La perdita d'impeto del comparto portuale italiano è colpa della passata maggioranza».
«Nel 2002, l'allora ministro Tremonti ha teorizzato che non si doveva investire più nei porti italiani perchà©, altrimenti, sarebbero arrivate le merci cinesi», ha affermato il presidente dell'Authority di Napoli, secondo il quale l'attuale governo ha in mano tutti gli elementi per porre riparo alla situazione e rilanciare il settore.
Da notare come l'analisi del mercato dei contenitori e delle nuove navi in corso di costruzione, non faccia che confermare le potenzialità  del porto di Civitavecchia in questo settore, essendo uno dei pochi scali italiani a poter disporre di fondali e banchine adeguati, oltre alle superfici retroportuali per stoccare, movimentare e manipolare le merci.

(22 Giu 2006 - Ore 17:36)

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