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Piovono ‘‘ricette’’ per il neo commissario: ambiente in primo piano

I cittadini si scatenano sui social

S. MARINELLA – Continua l’intervento delle forze politiche locali e degli esponenti delle associazioni e movimenti, per dare consigli utili al neo commissario prefettizio, sulla necessità di provvedere alla risoluzione dei problemi più importanti che assillano Santa Marinella.

Anche dai profili dei social network si insiste per verificare le priorità che il rappresentate governativo dovrà vagliare. «E’ necessario che chiunque si occupi dell’amministrazione comunale sviluppi non soltanto una propensione alle tematiche relative all’ambiente ma vere e proprie politiche di tutela ambientale e difesa della salute dei cittadini – scrive il blog La Nostra Perla - due questioni che marciano a braccetto. Ambiente non è soltanto la salvaguardia dei fossi o la gestione delle riserve protette, ma anche difesa dall’inquinamento, gestione accurata del ciclo di smaltimento dei rifiuti, interventi a gamba tesa verso i potenziali avvelenatori, che devono essere con la massima rigidità ricondotti nell’ambito della legalità. Un esempio su tutti può essere quello derivante dall’abbandono dell’area su cui insisteva il cementificio. Ci sono studi molto diffusi sulle potenzialità inquinanti di qualsiasi area dove prima insisteva un sito industriale o commerciale. Esiste un decreto ministeriale che definisce a priori la pericolosità di un sito solo per la presenza, in periodi anteriori, di attività antropiche che avrebbero generato una sussistente pericolosità di inquinamento del suolo, sottosuolo ed eventuali falde acquifere. Dell’albo regionale dei siti da controllare, previsto anche da una legge del 2016, non si sa nulla, cosa che non esclude il dovere per un’amministrazione attenta, di controllare e far rispettare il diritto alla salute dei cittadini. Ci fu una battaglia per l’abbattimento di quel residuo edilizio da tutti denominato ecomostro, una battaglia per un non meglio precisato diritto al panorama, una battaglia che poi fu chiaro ed evidente nascondeva soltanto l’esigenza di rimodulare un complesso edificato per adibirlo ad attività commerciale. Nessuno ha messo il naso, mai, oltre il muro di cinta che divide questo relitto industriale dal resto della città che lo circonda. Stesso destino per il sito abbandonato di fronte al porticciolo, anche li per anni c’è stato un deposito di materiali che oggi sono classificati come rifiuti speciali, dentro un area che è recintata per le persone ma non per la forza della natura che continua a sollevare polveri senza che nessuno, con l’autorità conferitagli dalla legge, senta il bisogno di tutelare i cittadini che gli sono affidati. Identico caso per l’area di via Cicerone, questa addirittura a ridosso di una scuola elementare». «I vincoli che subiamo quotidianamente – conclude il pezzo - i legacci che impediscono lo sviluppo di questa meravigliosa terra sono imposti non dalle leggi ma dagli interessi. Sono pochi, veramente pochi che senza essere eletti decidono e governano il destino di molti". (Gi.Ba.)

(30 Dic 2017 - Ore 09:10)

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