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Ordinanza rifiuti: incongruenze con la privacy

L’obbligo del sacco trasparente vietato dal Garante già dal 2005. L’Autority ha fissato dei paletti per impedirne la visione agevole del contenuto 

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI - A seguito dell’ordinanza sindacale che sancisce le disposizioni vincolanti per garantire il corretto svolgimento del servizio  di raccolta dei rifiuti porta a porta in vigore dal 29 ottobre scorso, non mancano le polemiche.  Se da un lato l’ordinanza traccia in modo chiaro quali sono i comportamenti corretti da tenere per rendere efficace il sistema di raccolta sia in termini di decoro e igiene che in termini di una buona raccolta differenziata, dall’altro c’è un punto critico che va chiarito. Come è noto l’inosservanza delle prescrizioni sarà punita con una sanzione amministrativa che va da 25 euro ad un massimo di 1200 euro. 
Ebbene il punto 13 delle violazioni, che comporta una multa da un minimo di 50 euro a un massimo di 500 euro in caso di inosservanza, relativo all’’’utilizzo di sacchi al posto dei contenitori e utilizzo di sacchi non trasparenti’’ si specifica che: «è possibile l’uso di un sacco qualora il mastello non fosse sufficiente da esporre sempre insieme al mastello e obbligatoriamente trasparente in modo che sia visibile il contenuto dello stesso». 
Ma qui casca l’asino. E si,  già nel 2005 il Garante della Privacy, posizione confermata nella relazione annuale del 2014 presentata a Roma nel  2015, nel rilevare che la raccolta differenziata risponde ad un importante interesse pubblico, ha affermato come «la prescrizione contenente l’obbligo di utilizzare un sacchetto trasparente» nella raccolta porta a porta sia «non proporzionata» perché in questi casi «chiunque si trovi a transitare sul pianerottolo o, comunque, nello spazio antistante l’abitazione, è posto in condizione di visionare agevolmente il contenuto esteriore». 
«Le lettere d´amore, le bollette, gli estratti conto, le confezioni medicinali che decidiamo di buttare nei nostri rifiuti non devono finire nelle mani di chiunque o essere esposti a sguardi indiscreti - afferma Giuseppe Fortunato, relatore del provvedimento - perché sono tutte informazioni che fanno parte di noi, della nostra identità. Da esse si può capire molto dei nostri gusti, delle nostre preferenze, dei nostri stili di vita, del nostro stato di salute. Quindi, sì ai controlli per sanzionare chi non rispetta la raccolta differenziata, no a indebite invasioni nella nostra privacy».
Invasiva è stata ritenuta anche la pratica di ispezioni generalizzate dei sacchetti da parte del personale incaricato e si specifica che: «Tale facoltà deve essere esercitata selettivamente, nei soli casi in cui il soggetto che abbia conferito i rifiuti con modalità difformi da quelle consentite non sia in altro modo identificabile».  
E’ quindi una potenziale lesione della privacy l’obbligo previsto nell’ordinanza sindacale di utilizzare sacchetti trasparenti. Lecito, invece, l’utilizzo di etichette intelligenti (Radio Frequency Identification: RFID) in grado di identificare il soggetto conferente delle quali, a Cerveteri, sono dotati i mastelli forniti a tutte le utenze domestiche e non domestiche. No ai controlli indiscriminati, ma ispezione dei sacchetti solo nei casi in cui il cittadino, che non ha rispettato la normativa sulla raccolta differenziata, non sia identificabile in nessun altro modo. Nella spazzatura finiscono, infatti, molti effetti personali (corrispondenza, fatture telefoniche con i numeri chiamati), a volte relativi anche ad informazioni sensibili concernenti la sfera della salute (farmaci, prescrizioni mediche, ecc.) o a convinzioni politiche, religiose e sindacali. Queste informazioni, in caso di misure sproporzionate e di eventuali abusi, possono comportare seri inconvenienti alle persone interessate. 
A questo ci si chiede: Siamo di fronte ad un’ordinanza fuori norma? Quindi tutto da rifare? 

 

(07 Nov 2018 - Ore 09:45)

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