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Oggi i funerali di Pino Grasso

In Cattedrale l'ultimo saluto al giornalista scomparso ieri mattina. Si moltiplicano i messaggi di cordoglio 

CIVITAVECCHIA - Oggi l'ultimo saluto a Pino Grasso, maestro del giornalismo, scomparso ieri mattina dopo una lunga malattia ad ottant'anni. In Cattedrale i funerali di quello che, per oltre mezzo secolo, è stato un punto di riferimento in città.

E si moltiplicano i messsaggi di cordoglio.  

"Non amavi la retorica ed io non ti farò il torto di usarla per te. Eri diretto, a volte persino brusco e non amavi giri di parole. Così eri e così amavi essere. E così ti accettavamo e così ti volevamo. Un Pino diverso sarebbe stato impensabile. Perché nei tuoi modi si esprimeva la tua natura ed emergevano le tue passioni autentiche. Non sopportavi l’errore, la superficialità, le approssimazioni. Soprattutto nel tuo mestiere di giornalista. Strapazzavi i tuoi collaboratori a volte con una rudezza che provenendo da altri avrebbe provocato reazioni. Eri una fonte inesauribile di notizie. Sapevi tutto della tua città, dei personaggi, degli intrecci e degli intrighi.  E avevi il mito della “civitavecchiesità”, pur non essendo nato a Civitavecchia. Si, avevi il mito di una città che la nostra generazione aveva idealizzato, davvero “la città d’incanto”, che si poteva criticare, giudicare per i suoi tanti difetti, ma alla quale sei rimasto legato tutta la vita, non immaginando altra comunità diversa da questa. Negli ultimi tempi, quando le tue frequentazioni si sono ridotte a causa della malattia, esprimevi sofferenza per le trasformazioni della città, dove non sentivi più quella solidarietà, quel conoscersi tutti e chiamarsi per nome, che avevano caratterizzato la tua, la nostra, generazione. E ti indignavi, quasi a voler recuperare con l’invettiva almeno la dimensione della memoria, rifiutando la crudeltà del tempo che cancella le cose e le persone. E ricordavi, nelle lunghe telefonate, i vecchi amici, i protagonisti di tempi che consideravi esemplari. Ma lascia, Pino, che sia io ora a lanciare una invettiva verso di te: la tua assenza aggraverà ancora di più quella perdita di identità che tanto lamentavamo, perché tu sei stato un protagonista e un testimone tra i più significativi di un’epoca che sta tramontando portando con sé tanti insostituibili valori".
Fabrizio Barbaranelli

"Pino Grasso era quello che si definisce un “cavallo di razza”  un giornalista acuto, capace di interpretare ciò che davvero interessava al lettore e al tempo stesso dotato di una visione completa della città che lui amava.  Più di tutti gli altri capiva dove era la notizia, la raccontava, la coltivava in tutti i suoi risvolti. Non solo la cronaca. Anzi, soprattutto la politica che interpretava meglio di arti come arte del possibile, ma al tempo stesso come il sale che ha il compito di far crescere la comunità cittadina. Ho appreso con dolore della sua scomparsa che ha spento un’altra luce per Civitavecchia". Pietro Tidei

"Con Pino Grasso la città perde un decano del giornalismo e una personalità che ne ha accompagnato la crescita negli anni. Forza Italia di Civitavecchia esprime perciò il suo cordoglio e si stringe all'amico e consigliere Massimiliano per il grave lutto". Forza Italia

"Onda Popolare rivolge le proprie condoglianze alla famiglia per la scomparsa di Pino Grasso, giornalista che ha seguito e caratterizzato con I suoi “pezzi giornalistici” la cronaca e la storia di questa città sin dagli anni 60/70, esemplificando con professionalità il giornalismo libero". Graziano Puppi presidente Onda Popolare 

"Faceva freddo. Caspita se faceva freddo. Arrivare a Molo Vespucci , a gennaio, dopo le 8 di sera era come imbarcare su un rimorchiatore.  Il Consiglio comunale cominciava a quell’ora.  Dopo le undici tutti a “fare il pezzo” nel prestigioso ufficio stampa del Consorzio del Porto che Lui dirigeva.
Su una macchina da scrivere elettrica.  Un demonio difficile da domare per chi era abituato alla Lettera 35. Poi si dettava la corrispondenza ai “dimafoni”. Ed era allora che, magicamente,  spuntava un tè o un caffé caldo. E iniziava il “bello”.
Pino era stato in redazione prima di me, e conosceva tutti noi giovani cronisti. Io ero al Tempo per 5500 lire al mese di rimborsi.  Arrotondavo portando gli abbonamenti per le case.
Il “bello” erano i suoi racconti. Indimenticabile quello delle “Sirene di Ladispoli”.
Lo svegliò la redazione di Roma in piena notte: “Grasso, ma come…. Avvistano una sirena a Ladispoli e ancora non sai niente”.
“Ma vàh!”
“C’è un’ Ansa… c’è un’ Ansa,  hai capito?  Aspetta che te la leggo. Titolo: Avvistata una Sirena a Largo di Ladispoli” Testo: Due perscatori locali…”.
Raccontava che aveva riso. Che aveva interrotto il trafelato Capo Servizio prima che gli leggesse i due nomi,  indovinandoglieli tutti e due.
Conosceva tutti. Compreso i due bontemponi che si erano presi gioco di tutta la grande stampa nazionale. Fino a quel momento.
Oggi sarebbe una perfetta “Fake new”. Ma a quell’epoca il giornalismo aveva dei bravi maestri. I miei? Aldo, Danilo, Giovanni Maria  e Pino Grasso.
Lui mi insegnò a non credere alle Sirene.  E vi assicuro, giornalisti o no,  non è poco. Specie di questi tempi.
Ciao Pino, riposa in pace". Fabio Angeloni

"Ricordo Pino Grasso poco, solamente nei primi anni in cui mi affacciavo da giovanissimo spettatore alla politica.Erano gli anni 90, tra le riunioni del Psdi (partito di cui era membro mio padre) e la sua prima campagna elettorale del 1994. Ho avuto però la fortuna di conoscere bene suo figlio, Massimiliano, nelle vedute contrapposte, dure ma leali di visioni differenti, nei miei primi anni di attività, fino a confrontarci ed essere alleati, io il suo primo sostenitore prima, poi il suo unico consigliere, fino a sedere al suo fianco e diventare amico oggi. A tutta la loro famiglia va il mio più grande abbraccio in questo momento duro e di lutto". Daniele Perello (La Svolta)

"Caro Massimiliano, con Pino non ci vedevamo da anni, ma, nell'apprendere della sua scomparsa, la gioia di tanti momenti trascorsi insieme ha avuto la meglio sul dolere, come se il tempo, per incanto, si fosse fermato a quell'epoca felice. L'ha colto perfettamente il bel ricordo di Fabio Angeloni apparso su Etruria News. Pensa, per la prima volta, ho lasciato un commento al delicato intervento di Fabio, ma non è il mio forte e non so se ne rimarrà traccia. Anch'io, adolescente o poco più, ho avuto con lui una preziosa consuetudine, al seguito, entrambi, di un altro grande giornalista civitavecchiese, Espartero Melchiorri. Una consuetudine, poi, protrattasi per decenni. Intelligenza, spirito critico, capacità istintiva di cogliere il senso autentico delle notizie, erano le qualità dell'Uomo. Mi piace, però, ricordarne la simpatia innata, il senso dell'ironia,la battuta fulminante. Che la memoria vi sia di sollievo". Ezio Calderai

 

 

(03 Nov 2018 - Ore 13:58)

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