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«Non si può autorizzare un impianto insalubre di prima classe a ridosso di abitazioni»

I dubbi di Gian Piero Baldi (Bio Ambiente) e Simona Ricotti (Forum Ambientalista)

TARQUINIA - Alta la guardia del comprensorio sulla questione ambiente. A tenere banco in queste ore è la vicenda del progetto presentato dalla società Pellicano, sulla cui bontà nutrono dubbi la gran parte dei tarquiniesi e non solo. Sull’argomento intervengono anche Gian Piero Baldi (associazione Bio Ambiente) e Simona Ricotti (Forum Ambientalista) I rappresentanti delle due associazioni e i cittadini dell’Olivastro, che stanno lottando strenuamente da quasi 7 anni insieme ai propri avvocati Michele Greco e Roberta Sacco, si schierano contro questo progetto industriale previsto in una zona agricola di pregio all’interno della Valle del fiume Mignone e assicurano che non si arrenderemo mai. «Ebbene sì,- affermano - il vecchio progetto (2013) del biogas-biometano del Consorzio Pellicano in località Olivastro a Tarquinia, bocciato poco più di un anno fa, è stato ripresentato con alcune modifiche dagli stessi precedenti proponenti, trasformatisi ora in Pellicano srl e, tre giorni fa, approvato in sede di conferenza dei servizi conclusiva Aia presso la Regione Lazio, alla presenza degli stessi enti fautori del primo diniego. Alcune domande sorgono spontanee: come può un parere a cui si è espresso parere negativo, trasformarsi in parere contrapposto? Può bastare che una società cambi di poco il nome, e apponga alcune lievi modifiche e ripresenti reiteratamente lo stesso progetto, peraltro con ricorso ancora pendente al Tar Lazio, per riuscire ad essere autorizzati in barba anche al Comune ospitante? Viene da pensare che alla fine tutti i progetti che trattano rifiuti in Italia (o forse solo nel Lazio?) verranno approvati prima o poi in sede Aia». «Ma come si fa – incalzano Baldi e Ricotti - ad autorizzare un impianto insalubre di prima classe a ridosso (poco più di 200 m) di alcune abitazioni? Come ha fatto la Asl di Viterbo, questa volta, a dare parere positivo quando precedentemente aveva espresso parere ostativo per la vicinanza di case sparse? Si saranno mica volatilizzate tali stesse abitazioni con le rispettive poche ma reali famiglie? E come mai detto parere sembra più una sorta di requisitoria difensiva del proponente, che un parere sanitario, vista la totale assenza di riferimento agli effetti sulla salute delle emissioni e al rischio microbiologico connessi a tali impianti? Dobbiamo prendere atto, ancora una volta, che il profitto di pochi imprenditori privati prevarica la logica, violenta la dignità umana delle nostre famiglie, abroga la nostra costituzione perché vìola il diritto alla nostra salute. Rileviamo infine il "grande valore" dato dalla Regione Lazio alla partecipazione dei cittadini visto che, nonostante avessimo avanzato istanza di partecipazione al procedimento e richiesta di essere accolti come uditori in ogni singola seduta della conferenza dei servizi, gli uffici non hanno ritenuto di informarci di quest’ultima seduta. Vogliamo augurarci che il sindaco Giulivi e il Comune di Tarquinia, ufficialmente da sempre contrario a tale industria, agisca con determinazione per far valere il proprio parere negativo».

(09 Nov 2019 - Ore 20:40)

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