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Lettura oblique, Scerbanenco: il padre del noir italiano

Prosegue la rubrica per immergersi negli angoli più oscuri della letteratura. È un lettore instancabile e studia da autodidatta, utilizzando i libri della biblioteca comunale di Milano

GINO SALADINI

Vladimir Giorgio Scerbanenko nasce a Kiev nel 1911. Il padre è ucraino, professore di latino e greco, mentre la madre è italiana. All’età di sei mesi la madre lo porta in Italia, dove vive dapprima a Roma e poi, dall’età di sedici anni, a Milano. A causa di problemi economici non svolge studi regolari ed è costretto ai lavori più disparati. È un lettore instancabile e studia da autodidatta, utilizzando i libri della biblioteca comunale di Milano. Nasce in lui una passione per la scrittura quasi patologica. Scrive sempre. Scrive ovunque. Prova la sua scrittura in tutti i generi letterari: western, fantascienza, giallo, letteratura rosa. Si firma Giorgio Scerbanenco, italianizzando il suo cognome. Non riesce a pubblicare. Fa letteralmente la fame. Lo scopre Cesare Zavattini che gli offre un lavoro di correttore di bozze nella redazione del settimanale Bella. Il suo esordio nel mondo del poliziesco avviene nel 1940 nella collana dei Gialli Mondadori con Sei giorni di preavviso, un’opera ancora ancora immatura e troppo ispirata all’hard boiled americano.

I suoi lavori successivi costituiscono le fondamenta del noir italiano. Scerbanenco utilizza Milano come scenografia delle sue storie e crea una tipologia di narrazione originale, innovativa, capace di fare scuola. I romanzi raccontano, con un linguaggio scarno, giornalistico, una società che sta cambiando rapidamente, dove s’annodano in maniera spesso inestricabile malavita, spinta al benessere economico, sviluppo industriale, disagi sociali e pura cattiveria umana. Imperdibile il ciclo di romanzi che ha come protagonista Duca Lamberti, medico condannato e incarcerato per aver praticato l'eutanasia su una donna malata terminale che, una volta uscito dal carcere, si trasforma in un investigatore capace di leggere nell’oscurità dell’anima umana. Venere privata, Traditori tutti, I ragazzi del massacro e I milanesi ammazzano al sabato sono pietre miliari nell’evoluzione del noir italiano cui hanno attinto, a piene mani, praticamente tutti gli scrittori di questo genere nel nostro paese. Scerbanenco lavora in maniera metodica, ogni giorno. Oreste del Buono lo descrive così: «Siede davanti alla sua macchina per scrivere.

È l’ora in cui tanti operai iniziano il loro lavoro. Infila un foglio nel rullo della macchina. Poi guarda il foglio, la macchina, guarda il gatto che imperversa su poltrone e tappeti di casa: pensa. La trama di un suo romanzo sta tutta in una cartellina, al massimo due, si tratta di rapidi appunti sommari, appena un abbozzo di quello che dovrà accadere. Tutto il resto l’ha in testa».

(14 Feb 2020 - Ore 11:15)

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