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Le virtù del fico d’India nelle zone aride

Dalla Fao uno studio per valorizzare una risorsa troppo spesso sottovalutata

Il cactus, o meglio la sottospecie Opuntia ficus-indica ovvero il fico d’india, ha molto da offrire, soprattutto nelle zone aride. Qui può rappresentare una fonte potenziale di cibo e foraggio oltre che una riserva d’acqua. Dunque una risorsa preziosa. Per questo la Fao ha riunito esperti sul tema per condividere le proprie conoscenze nel tentativo di aiutare gli agricoltori e i responsabili politici a fare un uso più strategico ed efficiente di una risorsa naturale troppo spesso data per scontata e sottovalutata.
Mentre la maggior parte dei cactus non sono commestibili, la specie Opuntia ha molto da offrire: la sottospecie Opuntia ficus-indica di origine agricola, le cui spine sono scomparse ma tornano dopo eventi di stress, è naturalizzata in 26 Paesi oltre la sua origine nativa in Messico.
Per diffondere la conoscenza su come gestire efficacemente il fico d’India, la Fao e l’Icarda hanno presentato lo studio Crop Ecology, Cultivation and Uses of Cactus Pear, un testo con informazioni aggiornate sulle risorse genetiche della pianta, sui suoi tratti fisiologici, su quali suoli preferisce e sulla vulnerabilità ai parassiti. Il nuovo libro offre anche suggerimenti su come sfruttare le qualità culinarie della pianta, com’è stato fatto per secoli in Messico.
Durante la recente intensa siccità nel sud del Madagascar, il cactus si è rivelato una fonte cruciale di cibo, foraggio e acqua per la popolazione locale e gli animali. «I cambiamenti climatici e i crescenti rischi di siccità sono motivi validi per aggiornare gli umili cactus allo stato di raccolti essenziali in molte aree», ha affermato Hans Dreyer, direttore della Divisione Produzione e Protezione delle Piante della Fao.
La coltivazione di fichi d’india sta lentamente prendendo piede, sostenuta dal crescente bisogno di piante resistenti alla siccità, a suoli degradati e a temperature più elevate. Ha una lunga tradizione nel suo Messico nativo, dove il consumo annuale pro capite di nopalitos, le gustose pale giovani, note come cladodi, è di circa 6,4 chilogrammi. Le opuntie sono coltivate in piccole fattorie, per lo più usando tecniche di irrigazione a goccia come coltura primaria o supplementare, e raccolte in natura su oltre 3 milioni di ettari.
Oggi il Brasile ospita più di 500.000 ettari di piantagioni di cactus per fornire foraggio. La pianta è anche comunemente coltivata nelle fattorie del Nord Africa mentre la regione del Tigray in Etiopia ne ha coltivati circa 360.000 ettari di cui la metà non spontanei.
Oltre a fornire cibo, il cactus immagazzina acqua nelle pale, garantendo un pozzo botanico che può fornire fino a 180 tonnellate di acqua per ettaro, sufficienti a sostenere cinque mucche adulte, un aumento sostanziale rispetto alla produttività tipica del pascolo. In tempi di siccità, il tasso di sopravvivenza del bestiame è stato molto più alto nelle fattorie con piantagioni di cactus. La prevista pressione sulle risorse idriche in futuro rende i cactus «una delle colture più importanti per il XXI secolo», dice Ali Nefzaoui, un ricercatore con sede a Tunisi di Icarda, il Centro internazionale per la ricerca agricola nelle aree aride.
Vari capitoli del libro esplorano il potenziale della coltivazione dei cactus, e riportano che in Tunisia i raccolti di orzo aumentano quando il cactus viene coltivato insieme come coltura per il miglioramento del suolo.

(05 Dic 2017 - Ore 18:16)

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