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Gino Saladini: «Solo lo stub alle mani può dare risposte certe»

OMICIDIO VANNINI. Il noto criminologo di Civitavecchia esamina il delitto di Ladispoli. Si attende la perizia cardiologica che potrebbe confermare che il ragazzo si poteva salvare

GINO SALADINI

LADISPOLI - Molti sono i dettagli legati alla vicenda Vannini che continuano a destare dubbi tra i familiari di Marco.  

Primo tra tutti: il ragazzo - se i soccorsi fossero stati allertati correttamente ed in tempo -, si sarebbe potuto salvare? Nei giorni successivi all’omicidio, il dottor Piaggio, consulente di parte della famiglia Vannini, dichiarò che Marco aveva resistito fino a due ore dopo lo sparo e pertanto avrebbe avuto molte possibilità di essere salvato se portato ad un vicino ospedale.  

E la versione del dottor Piaggio non sarebbe isolata. La perizia della Procura potrebbe infatti confermare tale eventualità, aggravando, in tal caso, la posizione dei presenti quella sera del 17 maggio nella villa di via De Gasperi di Antonio Ciontoli.

Molti tasselli ancora non combaciano e soltanto alla luce delle perizie potrà essere ricomposto il puzzle. Ad esprimersi in merito alla vicenda, basandosi sulle notizie e dichiarazioni apparse sugli organi di stampa, è il noto criminolo civitavecchiese  Gino Saladini. E proprio Saladini pone l’accento su un aspetto che risulterebbe cruciale ai fini della verità. Il criminologo è molto chiaro nel dire che «le uniche risposte certe le può dare lo stub alle mani che rileva la presenza di particelle metalliche sulla cute dei soggetti». «La presenza di polvere da sparo nelle narici - dichiara infatti Saladini - è solo indicativa e molto spesso le tesi che si basavano su questo fatto sono state smontate in sede processuale». «È fondamentale che gli inquirenti abbiano effettuato lo stub sulle mani, ossia con una calamita abbiano prelevato degli aghi di metallo tra il pollice e l’indice, non solo del signor Ciontoli che si è auto accusato di aver accidentalmente sparato a Marco, ma di tutti i presenti quella sera». «Mi auguro - dice il criminologo - che ciò sia stato fatto poco dopo l’evento. Se lo stub alle mani fosse stato omesso, si tratterebbe di una mancanza inescusabile da parte degli inquirenti».

Per il criminologo è inoltre di fondamentale importanza verificare se la traiettoria del proiettile è compatibile con quanto dichiarato dal Ciontoli. «A mio parere - dichiara il criminologo - le circostanze sono abbastanza inusuali, però potrebbo essere confermate dalla perizie balistica e autoptiche». «Quello che è importante - aggiunge Saladini - è il parere dell’equippe cardiologica perchè ciò che va verificato è la possibilità di sopravvivenza del soggetto qualora si fosse intervenuti in tempo». E proprio su questo punto pare che le risultanze delle perizie tendano a combaciare. «Se verrà confermato che il ragazzo si sarebbe potuto salvare - spiega Saladini - come ha affermato il dottor Piaggio, sarà un gravissimo macigno su chi ha sparato. Se c’è stata omissione dei soccorsi, è un macigno che potrebbe gravare su tutti i presenti quella sera».

Molti dubbi sono espressi dal criminologo anche in merito alla conservazione delle armi da parte del Ciontoli. Per Saladini due pistole «non possono essere conservate in una scarpiera in un bagno, in un luogo accessibile a tutti e umido, bensì in un posto a cui possono avere accesso solamente il proprietario o persone in possesso del porto d’armi». Una conservazione in un ambiente come il bagno, viene inoltre specificato dal criminologo, «potrebbe compromettere il funzionamento dell’arma proprio in virtù del fatto che un tale ambiente è soggetto a variazioni di temperatura e di umidità».

Saladini non esclude inoltre l’accidentalità del fatto, in quanto nella storia sono state molte le persone uccise da un colpo partito per sbaglio mentre si puliva un’arma ma specifica che «un colpo per partire necessita della presenza di un colpo in canna e deve essere tirato il cane».
Il criminilogo è anche molto critico circa il comportamento delle persone nei riguardi di Ciontoli. Per Saladini, in una fase del genere, è «impensabile che alcune persone si permettano di andare sotto casa della famiglia Ciontoli con atteggiamenti minatori». Circostanza che, come dichiarato dal legale della difesa, l’avvocato Andrea Miroli, ha spinto la famiglia Ciontoli a tornare nel proprio paese di origine. Si continua ad attendere quindi la deposizione di tutte le perizie per cercare di capire cosa è accaduto realmente quella sera nella villetta Ciontoli a Ladispoli.

(18 Set 2015 - Ore 06:44)

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